L’Europa delle batterie perde posizioni: lo studio
In calo l’affidabilità dell’industria europea nel costruire una catena di batterie per auto elettriche affidabile: la classifica
Dopo aver aperto il vaso di Pandora, il 2024 si conferma l’annus horribilis dell’auto elettrica europea. Il triste risultato è messo nero su bianco nella Classifica globale della filiera delle batterie agli ioni di litio pubblicata da BloombergNEF (BNEF).
Basata sui potenziali dei Paesi nel costruire mercati sicuri, affidabili e resilienti agli shock di mercato, la graduatoria certifica che solo 2 delle 11 regioni analizzate in Europa riescono a migliorare i posti conquistati l’anno scorso.
Chi sale e chi scende
Si tratta precisamente di Repubblica Ceca e Turchia (17esima e 23esima), mentre Stati come Germania, Svezia, Norvegia, Francia e Regno Unito si limitano a confermare le posizioni passate. Di contro, quattro Paesi perdono punti, con Ungheria e Finlandia che scendono addirittura di 7 e 6 posti, collocandosi al 21° e all’11°. Qui sotto la classifica completa.
I freni dell’Europa
“La competitività europea – si legge nel report – sta gradualmente calando, con una crescita della capacità produttiva inferiore rispetto ad altre regioni e punteggi di domanda in flessione, dovuti a mercati di piccole dimensioni o saturi”.
Per sbloccare la situazione bisogna ridurre la burocrazia, che rallenta i progetti di estrazione delle materie prime, produzione delle batterie e riciclo dei componenti.
Cina di nuovo prima
In cima alla vetta troviamo invece la Cina, che supera il Canada grazie a investimenti nelle infrastrutture e bassi costi dell’energia. Il Paese nordamericano scivola in seconda posizione, condivisa coi vicini Stati Uniti, spinti dalle risorse dell’Inflation Reduction Act (Ira). Ma le nuove politiche di Trump potrebbero rappresentare un passo indietro rispetto ai progressi registrati.
“Il Brasile e l’Indonesia – commenta infine l’analista Ellie Gomes-Callus – hanno registrato i maggiori progressi nella quinta edizione della classifica. La crescita di questi mercati emergenti è stata trainata da una domanda in forte aumento e da piani politici ambiziosi”.
Fonte: BNEF
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