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L'Europa ha un piano per produrre più auto elettriche economiche

Lo ha detto Ursula von der Leyen, che annuncia l'intenzione di puntare anche su auto più piccole ed economiche

Ursula von der Leyen

Come si può salvare l'auto in Europa? Una ricetta definitiva ancora non esiste, ma da più parti arrivano proposte di soluzioni. A dire la sua - ancora una volta - oggi è Ursula von der Leyen, che l'Unione Europea la guida, secondo cui l'elettrico rappresenta un'opzione non negoziabile. 

"Qualunque cosa accada, il futuro è elettrico e l'Europa ne farà parte. Il futuro delle auto - e le auto del futuro - deve essere prodotto in Europa" ha dichiarato la presidente della Commissione Europea. Ma quali auto? Anche in questo caso Von der Leyen ha un'idea chiara.

L'auto con la E

"Credo che l'Europa dovrebbe avere la sua auto elettrica, E sta per ecologico, l'auto deve essere pulita, efficiente e leggera. Ma E sta anche per economica: accessibile a tutti. Come E sta per europeo, costruito qui in Europa, con filiere europee perché non possiamo permettere alla Cina e ad altri di conquistare questo mercato".

Ecco i tre cardini sui quali Von der Leyen vuole basare il riscatto dell'auto nel Vecchio Continente. Un piano, chiamato Small Affordable Cars initiative, che suona come un eco a quanto dichiarato in passato da Luca de Meo (ex ceo di Renault) e durante la prima giornata del Salone di Monaco 2025 da Jean-Philippe Imparato, numero 1 di Stellantis Europa.

Leapmotor T03

Leapmotor T03

Foto Di: Leapmotor
Dacia Spring (2024)

Dacia Spring (2024)

Rimangono comunque da chiarire gli aspetti di come favorire la produzione di auto piccole. Imparato ha invocato facilitazioni per le aziende, non incentivi. Se ne parlerà fra due giorni, venerdì 12 settembre, durante un apposito Dialogo Strategico Ue.

Von der Leyen ha poi aggiunto "Abbiamo concesso al settore maggiore flessibilità per raggiungere gli obiettivi del 2025 e questo sta funzionando. Poi nel rispetto della neutralità tecnologica, stiamo preparando la revisione del 2035".

Aperture che vanno però in contrasto con il contenuto della lettera che oltre 150 aziende - tra costruttori di auto, produttori di batterie e operatori della ricarica - hanno indirizzato a Ursula von der Leyen chiedendo di non effettuare una marcia indietro rispetto all'obiettivo del 2035.

"Le nostre imprese hanno investito centinaia di miliardi di euro e creato già oltre 150mila posti di lavoro". Un ripensamento "minerebbe la fiducia degli investitori e darebbe un vantaggio permanente ai concorrenti mondiali".

La partita è ancora aperta.