Boom di batterie "made in Cina" (e non solo per auto elettriche)
Cresce il peso del Paese nel settore delle batterie, sono necessarie anche per i sistemi di accumulo in tutto il mondo
La riforma del mercato dell'elettricità in Cina e l’espansione globale dei data center stanno creando le condizioni per un vero e proprio boom delle batterie per l’accumulo di energia, con la Cina - appunto - protagonista assoluta lungo tutta la filiera.
Secondo un'analisi della Reuters, le spedizioni globali di celle agli ioni di litio per sistemi di energy storage prodotte da aziende cinesi sono destinate a crescere del 75% nel 2025, sostenute da una domanda in forte accelerazione sia all'interno del Paese, sia a livello internazionale.
Il dominio cinese
Nei primi 10 mesi dell’anno, le esportazioni cinesi di batterie - includendo quelle per veicoli elettrici e accumulo stazionario - hanno raggiunto il valore record di 66,8 miliardi di dollari, rendendo le batterie la principale tecnologia “clean” esportata dal Paese, davanti anche al fotovoltaico.
La spinta arriva da più direzioni: l’esplosione dei data center legati all’intelligenza artificiale, la necessità di supportare reti elettriche sempre più stressate in Europa e negli Stati Uniti e il rapido sviluppo delle rinnovabili, sia in Cina che nei mercati emergenti del Medio Oriente.
Sul fronte industriale, il dominio cinese è evidente. Tutti i primi sei fornitori mondiali di celle per l’accumulo energetico sono cinesi – da CATL a BYD, passando per EVE Energy, HiTHIUM, CALB e REPT BATTERO – e nella top 10 globale solo un’azienda non proviene dalla Cina.
BYD Blade Battery, la batteria impiegata nelle auto del Costruttore cinese
Alcuni operatori hanno già comunicato crescite a doppia cifra nei volumi di batterie per lo storage, un segmento che, pur restando secondario rispetto all’automotive per i grandi gruppi, sta aumentando rapidamente il proprio peso strategico.
Nuovi investimenti
Un elemento chiave di questo boom è il cambiamento delle regole del mercato dell'elettricità in Cina. Per anni, una parte significativa della capacità di accumulo installata nel Paese è rimasta sottoutilizzata, penalizzata da modelli di business poco favorevoli.
Le riforme introdotte a giugno hanno però imposto ai nuovi impianti la vendita dell’energia tramite aste di mercato, rendendo finalmente profittevole l'attività. I primi dati mostrano che gli impianti di accumulo hanno aumentato le ore medie di funzionamento giornaliero nel terzo trimestre, a conferma di un utilizzo più efficiente.
A dare un'ulteriore spinta in questo senso è un piano governativo da 35 miliardi di dollari che punta quasi a raddoppiare la capacità di accumulo entro il 2027, affiancato da nuovi sussidi provinciali e da tariffe di capacità in almeno dieci regioni. Secondo diversi analisti, si tratta della svolta più incisiva per il settore dell’energy storage in oltre un decennio.
Infine, anche a livello globale la situazione è molto interessante. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede investimenti per 66 miliardi di dollari nel 2025, mentre alcune stime indicano che le spedizioni mondiali di celle per l’accumulo potrebbero arrivare fino a 800 GWh nel 2026. In questo scenario, le aziende cinesi partono in netto vantaggio, pur dovendo fare i conti con crescenti barriere regolatorie, in particolare negli Stati Uniti.
Fonte: Reuters
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