Batterie allo stato solido, Armaroli: "Serve cautela sui tempi"
Tra annunci industriali e realtà produttiva, le applicazioni sulle auto elettriche non sono ancora imminenti: l'intervista
Le batterie allo stato solido sono uno dei temi più discussi nel mondo dell’auto elettrica, sospese tra grandi promesse tecnologiche e aspettative elevate. Vengono spesso descritte come la possibile "svolta", in grado di migliorare autonomia, sicurezza e tempi di ricarica. Tuttavia, tra gli annunci dell’industria e l’arrivo di soluzioni realmente disponibili sul mercato c’è ancora distanza.
Ne abbiamo parlato con Nicola Armaroli, chimico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che invita a mantenere un approccio realistico: l’interesse è alto, ma al momento non esistono applicazioni commerciali pronte per l’uso sulle automobili.
Perché le batterie allo stato solido attirano tanta attenzione
Secondo Nicola Armaroli l’interesse crescente per le batterie allo stato solido nasce dai limiti, ormai ben noti, delle attuali batterie agli ioni di litio, pur protagoniste di "progressi enormi negli ultimi anni". Come ci ha spiegato durante l’intervista, questa nuova tecnologia viene percepita come un possibile salto in avanti perché punta a "una maggiore densità di energia e a una maggiore velocità di ricarica”, con l’obiettivo di avere batterie “più piccole a parità di energia accumulabile".
Il nodo centrale è l’elettrolita: "I miglioramenti stanno nell’elettrolita, che da liquido diventa solido, consentendo al litio di muoversi in maniera più efficiente tra i due poli". In prospettiva, questo si tradurrebbe in accumulatori più compatti ed efficienti, un vantaggio rilevante soprattutto per l’uso sulle auto elettriche.
La batteria allo stato solido di Donut Lab
Armaroli invita però a distinguere con chiarezza tra ricerca e industria. "Quello che sta accadendo a livello industriale non è proprio chiarissimo", dice, sottolineando come gli annunci si susseguano senza che esistano ancora prodotti realmente disponibili sul mercato. La competizione è altissima e, proprio per questo, "c’è molto marketing e molti annunci", mentre portare una tecnologia dal laboratorio alla produzione su larga scala resta un passaggio complesso. A suo avviso, le principali criticità non riguardano l’impiego sulle automobili in sé, ma piuttosto "il costo e i materiali che si utilizzano".
Oggi, ricorda Armaroli, "i costi delle batterie sono crollati", contribuendo a rendere l’auto elettrica sempre più accessibile. Se le batterie allo stato solido dovessero andare in direzione opposta, "questo potrebbe diventare un problema economico", soprattutto in un settore in cui la batteria pesa ancora molto sul prezzo finale del veicolo. Per questo motivo, il chimico del CNR ritiene più realistico parlare di sviluppi concreti "entro cinque-dieci anni", piuttosto che di un arrivo imminente sulle auto di tutti i giorni.
Sicurezza, riciclo e il ruolo dell’Italia
Tra i vantaggi più citati delle batterie allo stato solido c’è anche quello della sicurezza. Armaroli chiarisce però che è importante partire dai dati: "Le statistiche dimostrano che un’auto a batteria ha una probabilità di incendio decine o centinaia di volte inferiore rispetto a un’auto termica". Gli episodi che fanno notizia sono rari, non rappresentativi. Detto questo, la tecnologia allo stato solido permetterebbe di ridurre ulteriormente un rischio già basso, perché "si eliminano elettroliti liquidi spesso infiammabili e si usano materiali che, banalmente, non prendono fuoco".
Guardando all’Italia, Armaroli individua nel riciclo delle batterie una leva strategica fondamentale. "Sul riciclo l’Europa può e deve giocare un ruolo", spiega, ricordando come nel nostro Paese stiano nascendo poli di ricerca e iniziative industriali dedicate al recupero dei materiali. È un settore promettente, destinato a crescere e a diventare centrale per un’economia davvero circolare, oltre a migliorare la percezione di sostenibilità dell’auto elettrica.
Sul fronte più ampio della ricerca, conclude, l’Italia può contribuire anche allo sviluppo di batterie di nuova generazione, ma solo a patto di superare la frammentazione europea: "Se l’Europa si mettesse insieme, potrebbe competere meglio. Altrimenti rischiamo di farci concorrenza da soli".
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