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L’auto elettrica cinese con 1.000 km di autonomia (e batterie semisolide)

Il Gruppo FAW presenta un crossover a zero emissioni con accumulatori dalla densità energetica doppia rispetto alla media

FAW Hongqi EHS7
Foto di: FAW

Nonostante le tradizionali batterie agli ioni di litio restino la tecnologia di riferimento delle auto elettriche, chimiche alternative avanzano rapidamente per percorrere più chilometri, ricaricare più velocemente e durare più a lungo. E il ritmo di questa evoluzione inizia a concretizzarsi su veicoli reali, non soltanto su celle sperimentali di laboratorio.

FAW Group, uno dei maggiori costruttori cinesi — con joint venture attive con Gruppo Volkswagen e Toyota — ha integrato una nuova batteria semi-solida al litio-manganese su un modello di serie.

Autonomia fino a 1.000 km (forse)

Durante l’annuncio, l’azienda ha mostrato un crossover elettrico a marchio Hongqi. I numeri dichiarati sono rilevanti. La batteria semi-solida da 142 kWh promette una densità energetica di 500 Wh/kg a livello di cella: circa il doppio rispetto alle attuali batterie agli ioni di litio. Un dato che si traduce in un’autonomia stimata di 1.000 chilometri.

L’autonomia reale, su un ciclo di omologazione più realistico, sarebbe inferiore. E, come sempre, la percorrenza dipende tanto dal veicolo quanto dalla batteria. Aerodinamica, massa a vuoto, efficienza del powertrain e condizioni di guida incidono in modo determinante sulla distanza effettivamente percorribile da un’auto elettrica.

Ciò che spicca davvero è l’impiego del manganese. La maggior parte delle batterie allo stato semi-solido utilizza un elettrolita simile a un gel, ma i materiali attivi del catodo restano in genere simili a quelli delle celle agli ioni di litio convenzionali, come nickel-manganese-cobalto (NMC) o nickel-cobalto-alluminio (NCA). Ma nel settore si sta affermando un passaggio più ampio verso catodi ricchi di manganese, una tendenza che si sta diffondendo ben oltre la Cina.

Evento GM Forward 2025 -- Batterie LMR

Batteria al litio ricca di manganese (LMR) di General Motors.

Foto di: Patrick George

Una novità dopo l’altra

Questo orientamento è evidente anche negli Stati Uniti. Sia General Motors che Ford hanno annunciato piani per adottare in futuro batterie al litio ad alto contenuto di manganese (LMR), con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da nickel e cobalto, entrambi materiali costosi e associati a criticità ambientali ed etiche. Anche alcuni produttori cinesi stanno esplorando batterie al litio-ferro-manganese-fosfato (LMFP) per migliorare autonomia e prestazioni delle più economiche LFP, segno di una strategia più ampia che vede il manganese assumere un ruolo centrale come materiale attivo del catodo.

Negli ultimi tempi le case auto hanno moltiplicato gli annunci sui progressi nel campo delle batterie. BYD ha recentemente dichiarato importanti miglioramenti in termini di durata ciclica e prestazioni di ricarica per le proprie celle allo stato solido. Parallelamente, un partner chiave di Toyota nello sviluppo delle batterie ha avviato la realizzazione di una linea pilota per la produzione su larga scala in Giappone. Non tutti questi annunci, però, si tradurranno nei tempi — o ai costi — promessi.

Questi segnali suggeriscono, comunque, che il prossimo decennio dell’auto elettrica potrebbe risultare radicalmente diverso da quello attuale sotto il profilo delle prestazioni delle batterie.