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L’Europa alle auto elettriche europee: così l’Ue tenta il protezionismo

Incentivi che premiano il “made in Europe”, future e-car e dazi: come Bruxelles sfida Cina e America (e si assume dei rischi)

Renault Twingo E-Tech Elettrica (2026)
Foto di: Renault

Oltre 42 miliardi di euro. Costa cara la retromarcia elettrica dei costruttori d’auto sparsi in tutto il mondo. Il dato – pubblicato da Automotive News Europe (ANE), senza indicare altra fonte – rappresenta un segnale di quanto il settore abbia “valutato male” le preferenze degli automobilisti e la “rapidità” del passaggio alle zero emissioni.

Eppure – sottolinea ACC, joint venture fra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies che avrebbe dovuto costruire una gigafactory di batterie in Italia, abbandonando poi il progetto – “il pianeta ci invia costantemente segnali di allarme” e, quindi, “il futuro dell’automobile rimane elettrico”.

Nonostante le perdite, infatti, restano tanti, per essere vanificati, gli investimenti che le Case auto hanno destinato alla transizione dei motori. Per evitare il declino e combattere la concorrenza della Cina e dell’America di Trump, l’Europa tenta due strade.

Protezionismo Ue

L’ultima, in ordine di tempo, è stata anticipata dal Financial Times (FT), che ha visionato la bozza di una proposta normativa della Commissione europea. Verrà presentata il 25 febbraio prossimo e stabilirà le condizioni di accesso agli incentivi statali ad acquisto, noleggio e leasing di auto elettriche.

Minimo due i criteri da rispettare: assemblaggio della vettura nel Vecchio Continente e presenza di almeno il 70% di componenti “made in Ue” sotto il cofano (a eccezione delle batterie, ancora troppo legate all’Asia). Una misura protezionistica accolta con pareri contrastanti.

Stellantis, Batteria IBIS per veicoli

Pacco batterie per auto elettriche

Foto di: Stellantis

Da una parte, ci sono Case – come Renault – che accolgono l’idea con favore; dall’alta, ci sono Case – come BMW e Mercedes – che temono ritorsioni dalla Cina. Ola Kallenius, ceo della stessa Mercedes e presidente di Acea (l’associazione che riunisce i costruttori di veicoli del continente), dichiara:

“Sono a favore di condizioni di parità, ma ogni volta che si adotta una regolamentazione, si dovrebbe usare una sega molto, molto fine, non una motosega, per evitare conseguenze indesiderate”.

Il pericolo è dunque dietro l’angolo, nonostante sia lecito pensare che l’Esecutivo europeo abbia consultato l’industria prima di preparare il testo in arrivo. L’obiettivo è comunque chiaro: Bruxelles vuole attirare investimenti orientali nei propri confini. Un po’ come quando lanciò i dazi aggiuntivi sulle importazioni di veicoli elettrici prodotti all’ombra della Grande Muraglia. Peccato che le Case cinesi siano poi riuscite ad aggirare le tasse triangolando le merci attraversi Paesi con accordi commerciali favorevoli, come la Turchia.

Le tre “e” di Bruxelles

L’altra via è quella delle e-car, nome che dice quasi tutto: la “e” sta per “ecologiche, economiche ed europee”. In assenza di ulteriori specifiche, sappiamo che questi piccoli veicoli saranno lunghi fino a 4,2 metri e che, per incentivarne la produzione, godranno di un meccanismo di supercrediti ai costruttori. In pratica, le Case auto potranno sovrastimare il contributo delle e-car “made in Europe” alla riduzione delle emissioni.

Renault Twingo Electric (2026) presentata a Parigi il 30 ottobre 2025

La nuova Renault Twingo si candida a diventare un’e-car

Foto di: InsideEVs

“Anziché essere conteggiati come 1, saranno conteggiati come 1,3”, la specifica di Bruxelles, che si impegna a mantenere in vigore le nuove regole per almeno 10 anni.

“La Commissione proporrà inoltre che questi veicoli beneficino di vantaggi concreti, attraverso una raccomandazione agli Stati membri:

- bonus di acquisto,
- programmi di rottamazione,
- condizioni di parcheggio favorevoli,
- esenzioni o riduzioni del pedaggio,
- ricarica a tariffa ridotta”.

Le vetturine dovrebbero – il condizionale è d’obbligo – rinunciare a qualche dispositivo di sicurezza, in un compromesso tra costi e incolumità degli automobilisti. Grazie a questa combinazione, si presenteranno a listino al prezzo di circa 15.000-20.000 euro.

Le proposte si inseriscono in un contesto che vede le vendite di auto elettriche – inaspettatamente – in aumento: 1,88 milioni le nuove targhe verdi registrate nell’Unione europea nel 2025, in crescita di quasi il 30% rispetto al 2024 (meno di 1,45 milioni le immatricolazioni di quell’anno). Segno “più” anche davanti alla quota di mercato: 17,4% il market share del 2025, contro il 13,6% del 2024 (+3,8%).

Ora la domanda è: le novità accelereranno ulteriormente le zero emissioni o si riveleranno un boomerang?