Troppe batterie per auto elettriche? Diventano sistemi stazionari
Le Case hanno sovrastimato la domanda EV e, per non perdere gli investimenti, convertono gli accumulatori in sistemi d’accumulo energetico
Quando la domanda di auto elettriche non è cresciuta come previsto, i costruttori hanno iniziato a svalutare gli investimenti nei programmi EV e nella produzione di batterie. Adesso, però, i vertici di alcune aziende del settore hanno deciso di sfruttare la capacità produttiva in eccesso.
Ecco quindi la nuova opportunità di business: i sistemi di accumulo energetico, noti anche come BESS (Battery Energy Storage Systems), protagonisti di un approfondimento della Reuters.
Lo stoccaggio energetico stazionario è oggi un mercato in crescita. Grandi batterie possono immagazzinare elettricità proveniente da fonti rinnovabili, per loro natura intermittenti, e contribuire a ridurre i costi e a gestire i carichi della rete nei momenti di maggior domanda.
Uno dei principali nuovi clienti di questo mercato sono i data center legati all’intelligenza artificiale che stanno nascendo negli Stati Uniti. Le aziende tecnologiche non utilizzano più le batterie solo come sistemi di emergenza: oggi impiegano i BESS anche per gestire in modo più prevedibile le variazioni di carico e far fronte alle enormi bollette energetiche generate dalle risorse di AI.
Questo consente di sfruttare strategie come il valley filling — ricaricare le batterie nelle ore di bassa domanda, quando l’energia costa meno — e il peak shaving, cioè utilizzare l’energia accumulata per ridurre i picchi di consumo nelle ore di maggior richiesta.
Una soluzione che utilizza proprio ciò di cui l’industria automobilistica ha in abbondanza: batterie.
Secondo i dati di Benchmark Mineral Intelligence citati dalla Reuters, i costruttori avevano pianificato una capacità produttiva di circa 275 gigawattora (GWh). Nel 2026, la domanda totale di batterie negli Stati Uniti dovrebbe attestarsi a circa 182 GWh, di cui il 37% destinato proprio al mercato BESS. Ciò significa che, anche se la domanda di batterie per il settore automotive è destinata a raddoppiare entro la fine del decennio, non sarà comunque sufficiente ad assorbire tutta la capacità produttiva già realizzata.
Scuola Tesla
Questa strategia non è del tutto nuova. Tesla produce batterie stazionarie per Powerwall e Megapack da oltre un decennio, anticipando i tempi ben prima che la domanda rendesse necessario questo tipo di diversificazione. Al contrario, i costruttori tradizionali stanno entrando solo ora nel mercato BESS.
Ford, ad esempio, ha annunciato che convertirà uno dei suoi stabilimenti nel Kentucky per la produzione di sistemi BESS già a dicembre. Il secondo impianto in Tennessee sarà invece affidato al partner SK On.
Anche General Motors ha dichiarato che il suo stabilimento Ultium Cells a Nashville verrà orientato verso la produzione di soluzioni di accumulo energetico. L’azienda investirà circa 70 milioni di dollari per riconvertire gli impianti e formare il personale, con l’obiettivo di valorizzare la partnership da 2,3 miliardi di dollari con LG Energy Solution.
Questo investimento evidenzia lo sforzo necessario per riconvertire la produzione verso il mercato BESS. Non si tratta semplicemente di spostare le batterie in un nuovo contenitore. La maggior parte delle batterie per veicoli elettrici negli Stati Uniti utilizza chimiche ricche di nichel, ottimizzate per la densità energetica. I sistemi di accumulo stazionario, invece, privilegiano batterie LFP, più economiche e capaci di operare a stati di carica elevati senza degradarsi in modo significativo.
Non c’è dubbio che si tratti di una mossa intelligente per l’industria automobilistica. Anche se la domanda di veicoli elettrici ha rallentato nel breve periodo, i costruttori hanno già investito nella capacità produttiva e siglato contratti per l’approvvigionamento di materie prime critiche.
Inoltre, la domanda di energia è in crescita e lo stoccaggio è diventato un’infrastruttura sempre più strategica. Le grandi aziende dell’auto si trovano davanti a una scelta: svalutare questi investimenti oppure sfruttarli al meglio e cambiare direzione.
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