La decelerazione intelligente può restituire fino al 30% dell'energia spesa. Già conteggiata nell'autonomia totale

Che lo stile di guida influisca sull'autonomia è un dato di fatto evidente per qualunque veicolo ma lo è in modo particolare per quelli elettrici e ibridi: una condotta poco accorta o molto aggressiva, con accelerate superflue e frenate altrettanto improvvise e decise rischia infatti essere responsabile del ridursi della percorrenza due volte, vale a dire non soltanto per l'eccesso di energia spesa e anche per il mancato recupero.

Sulle auto elettriche infatti, la capacità di reimmagazzinare nelle decelerazioni e nelle frenate parte dell'energia consumata per muoversi è particolarmente importante perché in condizioni ideali questo recupero pesa per quasi un terzo sulla strada effettivamente percorribile con una carica completa. E anche se spesso i costruttori non lo specificano, il dato di autonomia dichiarato tiene conto anche di questo fattore.

Come funziona

Il recupero energetico avviene semplicemente invertendo il funzionamento del gruppo motopropulsore elettrico: quando si solleva il pedale o si frena leggermente, invece di convertire la corrente in movimento il motore si “trasforma” in alternatore e riconverte l'energia cinetica in corrente elettrica. Per questo motivo, l'impianto frenante di un'elettrica funziona un po' diversamente da quello di un'auto tradizionale: nella prima fase del rilascio o in caso di frenate leggere infatti, lascia che sia il sistema elettrico a lavorare, mentre se la pressione sul pedale si fa più decisa chiama in causa i freni veri e propri.

In un ciclo di funzionamento normale sarebbe teoricamente possibile recuperare quasi il 40% dell'energia ma ad oggi, la media si assesta a un po' più della metà. Nel presentare la Audi e-tron, la Casa ha dichiarato di aver messo a punto il sistema attualmente più efficiente sotto questo aspetto, che consente alla EV tedesca di percorrere oltre 400 km con una ricarica dei quali, dunque, oltre 120 sarebbero assicurati dall'energia recuperata.

Quanto si recupera con la frenata rigenerativa

Qualche accortezza ci vuole

Naturalmente, questo presuppone una guida che assecondi il particolare funzionamento e le attitudini dell'auto favorendo, appunto, l'efficienza: una guida cioè, attenta alle condizioni della strada e del traffico, che prevede gli arresti anticipando il rilascio del gas e lasci scorrere l'auto, dando tempo e modo al sistema di recupero di lavorare al meglio e limitando l'uso dei freni all'ultima fase, quella dell'arresto vero e proprio appunto.

Quanto si recupera con la frenata rigenerativa

Per agevolare gli utenti Audi, così come i rivali di Mercedes per la EQC, ha sviluppato un sistema che permette di gestire l'intensità della decelerazione usando i comandi al volante un po' come se si dovesse davvero azionare un cambio (che non c'è), ovvero “scalando” per intensificare la resistenza elettrica e quindi il freno motore e “salendo” per diminuirla e far scorrere meglio l'auto. In questo modo, secondo i tecnici tedeschi, circa il 90% delle decelerazioni potrebbe essere gestita senza toccare i freni.

Quanto si recupera con la frenata rigenerativa

Analogo l'effetto dell'e-Pedal di Nissan Leaf, che allo stesso modo permette di controllare accelerazione e decelerazione agendo sul solo acceleratore: anche qui, assecondando questa logica, si dovrebbe usare il freno solo per fermare l'auto.

La frenata rigenerativa non è soltanto appannaggio di elettriche e ibride ma esiste anche sulle auto tradizionali: da una quindicina d'anni infatti, nell’ottica di favorire il risparmio di carburante sempre più modelli sono stati dotati del cosiddetto “recupero energetico in frenata”. In realtà si tratta soltanto di uno stratagemma per gestire in modo intelligente l’alternatore, il quale viene scollegato in accelerazione per alleggerire il motore dello sforzo di azionarlo, e attivato in decelerazione e frenata o a velocità costante.

Quanto si recupera con la frenata rigenerativa

Massima efficienza con la guida autonoma

L'ottimizzazione del consumo è uno dei benefici secondari che secondo i costruttori stessi si potrebbero ottenere a breve grazie alla guida autonoma. Già oggi, sistemi come il Car-to-X introdotto dalla stessa Audi negli Usa anticipa questa evoluzione grazie alla possibilità di far dialogare l'auto con le infrastrutture intelligenti come i semafori dotati di questa particolare tecnologia.

Questi possono infatti trasmettere un “timing” alle auto informandole di quanto tempo rimane prima che si passi dal verde al rosso e viceversa. Oggi significa aiutare i guidatori a evitare corse inutili e pericolose frenate ma in futuro la sincronizzazione tra le auto e le infrastrutture permetterà all'intelligenza artificiale di gestire i flussi di energia ottimizzandone fio all'ultima goccia.

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