I sistemi leggeri si limitano a offrire un aiuto in accelerazione e contribuiscono a risparmiare carburante: ecco come funzionano

Come abbiamo già osservato in diverse occasioni, se le auto elettriche appartengono fondamentalmente a un'unica tipologia, le ibride possono invece essere suddivise in diverse sottocategorie con differenze sostanziali. Tra queste, la più semplice è quella rappresentata dai cosiddetti mild hybrid, o ibridi leggeri, che al di là degli aspetti normativi non possono essere considerati alla stregua dei full hybrid, al punto da non trovare nelle nostre pagine. Ma vediamo perché.

Niente trazione elettrica

L’elemento distintivo dei sistemi mild hybrid è la presenza di una componente elettrica di potenza modesta non predisposta per garantire da sola la trazione dell’auto, ma solo per offrire una spinta aggiuntiva al motore principale per contribuire allo spunto da fermi e/o nelle accelerazioni e recuperare energia nelle fasi passive.

Un sistema mild hybrid ha il pregio della semplicità e dei costi più contenuti rispetto agli ibridi veri e propri, perché sia il motore sia la batteria sono relativamente piccoli, poco potenti e poco ingombranti. L’esempio più lampante lo offre Suzuki, che sulla Swift e sulla Ignis propone un sistema con funzione di start&stop e di booster per i motori turbobenzina, con un impianto da 12 Volt: il peso aggiuntivo è modesto (la batteria pesa appena 6,5 kg), la differenza di prezzo di circa 1.500 euro ma il risparmio di carburante, secondo la casa, può arrivare fino al 17%.

Mild Hybrid, cosa sono e perché sono poco… ibridi

Quelli utilizzati, ad esempio, da Hyundai e Kia su modelli come Tucson e Sportage invece, anche se alimentano il motore elettrico a 12 Volt, hanno un impianto più performante a 48 Volt per la batteria, con un trasformatore che regola il voltaggio in entrata e in uscita.

Cosa lo avvicina all'ibrido

Semplificando al massimo, possiamo affermare che essendo presenti a bordo due distinti tipi di motori, che partecipano entrambi alla propulsione, l’auto avrebbe ragione di essere considerata ibrida a grandi linee. Per la legge, anche questi sistemi rientrano tra gli ibridi ed hanno dunque diritto a beneficiare di agevolazioni e promozioni riservati a questa categoria.

Mild Hybrid, cosa sono e perché sono poco… ibridi

Perché non è ibrido

Il fatto che i due motori non siano totalmente “intercambiabili”, ossia che non possano funzionare entrambi in modo indipendente, distingue questa soluzione dagli ibridi propriamente detti in cui è possibile alternare la trazione elettrica da quella fornita dal motore endotermico o farle funzionare in modo congiunto.

Casi particolari

Tra i mild hybrid un po' fuori dagli schemi ci sono quelli utilizzati da Audi (e da poco anche da Volkswagen Golf) e da Mercedes (sui modelli EQ Boost): entrambi utilizzano un sistema con impianto elettrico a 48 Volt e pur non avendo una vera e propria trazione elettrica, sono dotati della cosiddetta funzione di “veleggiamento”, che si attiva nella marcia a velocità costante (indicativamente fino a 120 km/h), in cui il motore endotermico viene spento e l’elettrico provvede, secondo la riserva di energia di cui dispone ma comunque per un periodo breve, a mantenere l’andatura.

Mild Hybrid, cosa sono e perché sono poco… ibridi

Del tutto particolare è anche il sistema messo a punto da Subaru con l’e-Boxer: la Casa lo definisce mild hybrid perché non esiste una vera e propria modalità di marcia elettrica selezionabile dal conducente ma in realtà la partenza da fermi è assicurata esclusivamente dal motore elettrico che, con la batteria al massimo e il piede leggero, può percorrere fino a un paio di km. Insomma, non è molto lontano da un full hybrid prima maniera, definizioni a parte.

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