Il Piano Energia-Clima trasmesso alla Ue punta a 4 milioni di EV e 2 milioni di plug-in entro 10 anni: ecco le azioni in campo

Dopo le anticipazioni delle scorse settimane ecco finalmente la versione definitiva del Piano Energia e Clima italiano (Pniec). Il documento, trasmesso ufficialmente dal Governo alla Commissione Ue, delinea in 293 pagine la strategia per la decarbonizzazione del Paese da qui al 2030, con un particolare focus sulla mobilità. Elettrica in primis, ma non solo in realtà, con spazio lasciato anche a metano e biocarburanti.

Nei meandri del testo l'esecutivo conferma la previsione di 4 milioni di auto elettriche pure al 2030 e 2 milioni di plug-in. A fianco alle stime ci sono però ora anche le linee guida finali per raggiungere l'obiettivo, fatte di incentivi ma non solo. 

Verso nuove agevolazioni e obblighi

Il Governo – ricordiamo che il Pniec è stato approvato dai ministeri dello Sviluppo economico, dei Trasporti e dell'Ambiente - mette nero su bianco che “intende rivedere gradualmente i sistemi fiscali sul trasporto” e “si valuterà la possibilità di introdurre contributi pubblici all'acquisto di veicoli ibridi ed elettrici, oltre che per gli interventi di retrofit per veicoli obsoleti a combustione interna”.

Per quanto riguarda il parco mezzi della pubblica amministrazione, inoltre, si preannuncia un rafforzamento delle misure esistenti che obbligano nelle province ad alto inquinamento a rivolgersi alle alimentazioni alternative.

In particolare, al momento della sostituzione dei veicoli, le PA interessate dovranno acquistare “almeno il 30% entro il 2022, il 50% entro il 2025 e l’85% entro il 2030 di veicoli elettrici e veicoli ibridi con ricarica esterna, a metano e a idrogeno, nonché elettrici o metano nel caso degli autobus”. In un altro passaggio, il testo rileva oltretutto che “si intende introdurre quote obbligatorie di veicoli elettrici specificatamente per il trasporto pubblico”.

Più attenzione alle infrastrutture

Lato infrastrutture di ricarica, il documento nota che il vecchio Piano nazionale (PNIRE) è attualmente in fase di aggiornamento “in un'ottica integrata, che considera anche altre misure di sostegno alla domanda di veicoli elettrici, nonché di potenziamento e fruibilità delle infrastrutture”. Ancora, si sta valutando la possibilità di coordinare lo sviluppo dei punti di ricarica con i piani di razionalizzazione della rete carburanti, tradizionalmente afflitta da un evidente sovradimensionamento.

Il Governo intende riportare a sistema tutte le iniziative nazionali e regionali nel quadro del PNIRE, spingendo al contempo per la diffusione delle infrastrutture private “nelle stazioni di servizio, sulla rete autostradale e negli edifici esistenti”, evitando laddove possibile l'apertura di un nuovo POD. Il tutto semplificando le autorizzazioni e ragionando su un regime tariffario di sostegno per il trasporto pubblico elettrico.

Ricarica veloce, quali e quanti sono gli standard

Un faro sulla tecnologia

Parlando di tecnologia, il documento sottolinea che “per la mobilità si prevede la sperimentazione e il testing di vari sistemi di accumulo, sviluppo di controlli termici innovativi di elettronica e batterie”. Attenzione anche al “monitoraggio ai fini della sicurezza e dell'impiego in second life” degli accumulatori e allo “studio e sperimentazione di infrastrutture per la ricarica elettrica ad alta potenza per il trasporto pubblico locale”.

Più in generale, parlando di elettrico, “ci si aspetta una particolare efficacia degli investimenti in questa tipologia di veicoli tra 5-7 anni” e in ogni caso le previsioni di sviluppo “sono legate all'atteso salto tecnologico delle batterie”.

Grande rilevanza è attribuita anche al vehicle to grid e non mancano indicazioni sull'idrogeno, per il quale si prevede un contributo intorno all'1% del target di fonti rinnovabili nei trasporti, a fronte del 6% dell'elettrico a batteria.

Verso il Green New Deal

Il Pniec stabilisce tra le altre cose gli obiettivi nazionali al 2030 sull’efficienza energetica, sulle rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2.

“L’obiettivo dell’Italia”, sottolinea il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, “è quello di contribuire in maniera decisiva alla realizzazione di un importante cambiamento nella politica energetica e ambientale dell’Unione europea, attraverso l’individuazione di misure condivise che siano in grado di accompagnare anche la transizione in atto nel mondo produttivo verso il Green New Deal”.

L’attuazione del Piano dovrà avvenire attraverso i decreti legislativi di recepimento delle direttive europee in materia di efficienza energetica, fonti rinnovabili e mercati dell’elettricità e del gas, che saranno emanati nel corso del 2020.