L'auto elettrica italo-cinese e la Via delle Seta: il "caso" Puglia
Dopo l'investimento miliardario di FAW in Emilia-Romagna la partita di Pechino in Italia si sposta a Taranto con il piano di TJ Innova
Dopo l’Emilia-Romagna, dove i cinesi di FAW sono pronti a puntare 1 miliardo di dollari per la produzione di auto elettriche di alta gamma, la prossima meta italiana per gli investimenti “elettrici” del Dragone potrebbe essere la Puglia.
In particolare, si parla di un possibile stabilimento dell’azienda TJ Innova nella Zona franca doganale del porto di Taranto.
L'investimento
Del piano si vocifera già da qualche tempo, ma come riportato ieri dal Quotidiano di Puglia c’è stata nell’ultimo periodo una netta accelerazione, suggellata nei giorni scorsi da una presentazione ufficiale del progetto alle autorità da parte dell’advisor italiano di TJ Innova.
In passato il valore dell’investimento per la realizzazione di veicoli e motori elettrici è stato quantificato in circa 300 milioni di euro, con un impatto occupazionale stimato in oltre 500 addetti a regime. Un potenziale riflesso potrebbe essere rappresentato anche da una maggiore apertura ai veicoli cinesi, praticamente del tutto assenti dal listino delle auto elettriche vendute in Italia.
Via della Seta elettrica
La decisione di puntare sul porto di Taranto si ricollega in primis all’inserimento dello scalo jonico nella Belt & Road Initiative, la cosiddetta Via della Seta, ossia il progetto con cui Pechino mira a espandere la sua presenza in giro per il mondo.
Del resto, la strategia cinese ha identificato nel Porto di Taranto una terminale particolarmente importante come testa di ponte nel Mediterraneo per le merci portate in Europa.
Come riporta il quotidiano locale, a breve emissari del gruppo cinese saranno nella città pugliese per chiarire alcuni aspetti legati all’investimento, dalla fiscalità alle esenzioni doganali connesse all’istituzione della Zona Franca Doganale, ma anche alle opportunità connesse alle cosiddette Zone economiche speciali, applicabili nel caso tarantino.
E un altro aspetto chiave sarà quello legato alla fornitura dell’acciaio, potenzialmente “a chilometri zero”. Su questo, però, inciderà l’ultima parola spetterà alla complessa vicenda che riguarda ArcelorMittal.
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