Ecco la batteria "in resina" creata da uno dei padri della Nissan Leaf: meno costi e produzione più semplice, ma siamo solo all'inizio

Fino ad oggi si è creduto che il futuro delle batterie passasse per celle agli ioni di litio sempre più capienti ed efficienti, magari con tecnologie litio-zolfo o litio-metallo, o per elettroliti allo stato solido. Oggi arriva una terza via, praticabile ed economica – almeno a dire del suo inventore - che potrebbe mescolare non poco le carte in tavola.

Hideaki Horie, un passato in Nissan e un presente come professore universitario e come boss della sua società ABP, fondata nel 2018 a Tokyo, ha infatti presentato delle batterie in resina. Sono dette anche “all-polymer batteries” (da qui il nome della società).

Oltre i limiti del litio

Gli attuali limiti legati alle batterie agli ioni di litio sono sotto piuttosto noti. Per quanto in costate calo i costi per la produzione sono ancora elevati, richiedono materie prime rare e costose e ambienti sterili a temperatura e umidità controllate.

Vista l’instabilità degli elementi utilizzati, una piccola contaminazione potrebbe compromettere le prestazioni di interi lotti: per questo i colossi del settore, come CATL, LG Chem o Panasonic investono miliardi di dollari ogni volta che devono mettere in funzione un nuovo sito produttivo. Oltre a questo, le batterie agli ioni di litio sono infiammabili e in caso di rottura generano enormi quantità di energia e di calore.

Un taglio ai costi notevole

Come ha spiegato Horie a Bloomberg, ABP ha messo a punto una batteria che al posto di usare elettrodi ed elettroliti sfrutta strati in resina affiancati, considerati più sicuri e molto meno infiammabili. Sono utilizzati per creare degli elettrodi bipolari che vengono montati in serie per garantire il passaggio di corrente in un solo verso.

Batterie di polimeri

Le batterie di polimeri sono facili da produrre. O almeno, molto più facili di quelle agli ioni di litio. E non richiedono tutti gli accorgimenti di cui sopra. In più, utilizzando principalmente resine, costano meno. Addirittura il 90% in meno secondo le stime di ABP. Immaginate che conseguenze potrebbero avere una volta trovati i processi per avviare la produzione industriale su larga scala, che non è proprio dietro l’angolo.

Però a marzo l’azienda di Horie (qui sotto, a sinistra, insieme ad un rappresentante della Sanyo Chemical, tra le prime a credere nel progetto) ha raccolto finanziamenti per circa 74 milioni di dollari, che non permetteranno all’azienda di andare a competere con i big del mercato ma sono sufficienti per avviare la produzione delle batterie che, entro il 2023, raggiungerà la capacità di 1 gigawattora.

Batterie di polimeri

Il padre della Leaf

Ce la farà, Horie, a cambiare il futuro delle batterie? Alcuni analisti sono scettici, e considerano gli ioni di litio ancora la tecnologia più conveniente per i prossimi 15 anni. Ma Horie non è uno sprovveduto, lavora alle batterie di polimeri dal 2012 e ha un passato che parla per lui.

Nel 2000, infatti, nell’anno in cui Nissan strinse l’alleanza con Renault, fece una presentazione di 28 minuti spiegando l’importanza di puntare sulla mobilità green per il futuro. Un eccitato Carlos Ghosn rimase entusiasta del lavoro di Horie e accese il semaforo verde al suo progetto. Quel progetto si chiamava Nissan Leaf.