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Musk smentisce la protestarice di Shanghai: la sua Tesla frenava

Dopo il fuoriprogramma al Salone cinese, la Casa pubblica i dati dell'auto accusata di aver provocato un grave incidente

tesla protester china

Di: Steven Loveday

Tradotto da: Riccardo Ciriaco

24 apr 2021 alle 12:01

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L'episodio ha fatto il giro del mondo e ha attirato l'attenzione di molti. Con tanto di slogan "Le Tesla non frenano" e "Killer invisibile", la signora Zhang Yazhou è salita sul tettuccio di una Model 3, la sua stessa auto, per protestare contro Palo Alto al Salone di Shanghai.

Il motivo? Secondo Yazhou i freni della sua vettura avrebbero avuto un malfunzionamento che avrebbe causato un incidente alla sua famiglia. Ma la "scatola nera" della sua Tesla parla di un'altra verità.

Oltre i limiti di velocità

I dati della Casa sulla Model 3 in questione dicono in realtà che la donna guidava ben oltre il limite di velocità previsto dalle leggi locali. L'auto stava viaggiando infatti a 118,5 km/h e, subito prima dell'impatto, ha rallentato fino a raggiungere i 48,5 km/h. Secondo Tesla, una perdita di velocità così consistente sarebbe la prova che i freni, o il sistema di sicurezza della Model 3, avrebbero invece funzionato.

 

Bloomberg riporta altri particolari: "I registri hanno anche dimostrato che, durante la mezz'ora che ha preceduto l'incidente, chi guidava ha frenato più di 40 volte. In più, la vettura ha superato i 100 km/h in in diversi punti del suo tragitto". La testata americana ricorda anche che su alcune strade in Cina i limiti di velocità sono inferiori rispetto ad altre parti del mondo. In quella tratta in particolare, non si possono superare gli 80 km/h. La Model 3 viaggiava invece a velocità ben più sostenuta.

Una vecchia conoscenza

Il fuoriprogramma di Shanghai è costato caro a Zhang Yazhou, che è stata condannata in direttissima a passare 5 giorni in prigione. Ma ha destato anche l'attenzione delle autorità locali: due giorni dopo l'episodio, la Cina ha chiesto a Tesla di migliorare il suo servizio assistenza, ottenendo anche le scuse della Casa.

Ma a Palo Alto hanno comunque voluto pubblicare i dati registrati dalla centralina dell'auto, per limitare qualsiasi danno di immagine riflesso della protesta. E la vicenda avrebbe avuto anche dei precedenti, perché la Casa stessa ha dichiarato di conoscere già la donna, ma di non averle mai risposto perché le sue richieste erano state bollate come "irragionevoli".

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Fonte: Bloomberg

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