Il boss Tesla risponde con ironia alle accuse del gruppo di hacker che lo ha accusato di giocare troppo con Bitcoin e auto elettriche

Elon Musk non è uno che gioca in difesa. Ma stavolta ha dovuto riorganizzare le forze per reagire all’attacco di Anonymous, il famoso gruppo hacker che ha pubblicato un video in cui il numero uno di Tesla è apertamente accusato di “fare il bello e il cattivo tempo sulle criptovalute”.

Il collettivo di pirati informatici, nello specifico, ha denunciato il fatto che le dichiarazioni in tema di Bitcoin, Dogecoin e altre monete digitali abbiano causato consistenti oscillazioni di mercato e che queste oscillazioni abbiano portato alcuni investitori a perdere grosse cifre. Ma Elon Musk, che a più riprese ha parlato di "opinioni personali", ha risposto a modo suo ad Anonymous.

La risposta di Musk

Elon Musk l’ha buttata sull’ironia e ha pubblicato un video intitolato “Anonymous Part II” che è stato diffuso da un account dal titolo “Not Financial Advice” (non c’è bisogno di dire che significa “Non è un consiglio finanziario”).

Il video mostra le stesse immagini del video di Anonymous ma a un certo punto una voce fuoricampo chiede se dietro alla maschera non si celi in realtà tale Gordon Johnson, analista di Borsa tra i più critici nei confronti di Tesla, convinto sostenitore che dietro all’enorme valore delle azioni della Casa si celi in realtà una delle più grandi bolle speculative dei tempi recenti.

A quel punto, il pirata informatico, incalzato dalle domande della voce fuoricampo, va in confusione, avallando ancor di più l’ipotesi di essere stato smascherato.

 

Le accuse di Anonymous

Ma Bitcoin a parte, cos’è che ha detto Anonymous nel video contro Elon Musk? A ben guardare, ha sparato davvero a zero. Prima di tutto attaccandolo sul personale, definendolo “niente di più di un ricco narcisista con un disperato bisogno di attenzione” e “uno che si è addirittura già incoronato da solo come imperatore di Marte”.

Poi, ha parlato anche di Tesla, spiegando come l’azienda resti in vita non grazie ai ricavi provenienti dalla vendita delle proprie auto, ma grazie al fatto che vende quote di CO2 e ha accesso a sussidi statali. E denunciando le condizioni di lavoro a cui costringe i dipendenti e il fatto che per produrre auto elettriche si rivolga a società che operano in Paesi del terzo mondo e che costringono i lavoratori condizioni inumane. Nel messaggio Anonymous passa anche alle minacce meno velate, dicendo “Credi di essere sempre la persona più intelligente, ma adesso hai incontrato un degno avversario: noi siamo Anonymous, e siamo in tanti”.

Facciamo chiarezza

Ora, è innegabile che Musk abbia dovuto affrontare nel tempo una serie di contenziosi con alcuni dipendenti. Di recente abbiamo riportato anche le grane con alcune associazioni sindacali, così come la notizia di una possibile nuova sigla ad hoc. Tesla è un’azienda che dà lavoro a 70.000 persone nel mondo, è abbastanza inevitabile che ci ogni tanto ci siano questioni tra dipendenti scontenti e vertici. Questo, a prescindere da chi ha ragione e chi ha torto.

E poi, è altrettanto innegabile che le materie prime per la produzione di batterie arrivino principalmente da Africa e America centrale e che le condizioni di lavoro in molti di quegli Stati siano a dir poco discutibili, ma non c’è un legame diretto con Tesla, bensì con l’industria tech e delle batterie nel suo complesso o, a ben vedere, con l’intera industria estrattiva, a prescindere dalle materie trattate. La battaglia che i grandi gruppi stanno portando avanti, e devono farlo sempre di più, è quella di rendere etica sotto ogni profilo l'estrazione di tutte le materie prime, indipendentemente dal settore di utilizzo.

Infine, è vero anche che Tesla ha ricevuto sussidi statali, lo ha fatto come ogni altra Casa che ha operato e opera nel settore delle auto elettriche e che riceve aiuti governativi perché concorre alla transizione energetica.

2021 Tesla Model S

La sovraesposizione mediatica

La questione Musk-Anonymous, però, deve far riflettere a livello più ampio. Si sa: Elon Musk parla e il mondo ascolta. I suoi tweet valgono più visibilità delle campagne pubblicitarie milionarie che le altre Case mettono in piedi per dare luce ai propri prodotti, ma c’è anche il rovescio della medaglia. Si chiama sovraesposizione mediatica.

In altre parole, un personaggio come Elon Musk deve fare i conti con il fatto che ogni cosa che fa o che dice ha ripercussioni enormi sulle opinioni e le azioni della gente. E fino a quando si limita a parlare di Tesla, o di SpaceX, o di un’altra delle sue aziende, bene o male fa le veci di una sorta di prestigiosissimo ufficio stampa. Ma quando esprime opinioni personali, come ha fatto sul Coronavirus l’anno scorso, sulle elezioni americane o – di recente – sulle criptovalute, forse potrebbe misurare un po’ di più le parole. Riuscirà a farlo? Diversi suoi colleghi sperano di sì.