Gli esperti di PwC sono certi che la vorticosa evoluzione tecnologica delle batterie richiederà strategie inedite per le materie prime

Quello dell’auto elettrica è un mercato in vorticosa crescita, con l’evoluzione delle batterie che si muove almeno di pari passo. Proprio la velocità con cui si sta sviluppando il settore richiederà all'industria mineraria una flessibilità inedita, perché con una tecnologia che corre a ritmi tanto vertiginosi è tutt'altro che facile dire oggi quali saranno tutte le materie prime chiave tra vent'anni.

In un contesto simile, programmare investimenti di lunghissimo termine come quelli a cui è abituata questa industria non sarà semplice e occorreranno nuove strategie, come spiega Paul Bendall, global mining leader Australia del colosso della consulenza PwC.

Piccolo e agile

Intervistato dalla Reuters dopo la pubblicazione del rapporto “Mine 2021, Great expectations, seizing tomorrow”, Bendall ha fatto capire che l’industria dovrebbe adoperare un cambio di vedute: invece di investire in grosse miniere, considerate più economiche nel lungo periodo, le imprese dovrebbero concentrare i propri sforzi verso attività su scala ridotta, più in linea con le attuali esigenze di “velocità” (e la voracità?) del mercato.

Cobalto

“Il modo in cui i minerali usati per le batterie si presentano a livello geologico non si presta necessariamente a un orizzonte temporale pluridecennale”, ha dichiarato Bendall. “Questo potrebbe significare che i migliori miners dovrebbero ricalibrare i propri criteri di investimento”. Ad oggi, infatti, le estrazioni per accumulatori rappresentano quasi il 3% delle entrate dei colossi minerari. Una cifra che in futuro crescerà enormemente, ma che oggi invita ad andare un po’ più piano.

ESG conviene

In ogni caso, lo studio della società di consulenza sottolinea, ancora una volta, quanto gli investimenti che seguono i criteri ESG (Environmental, Social and Governance) rappresentino “una delle migliori opportunità nel lungo periodo”. La prova sono i numeri: nonostante la crisi causata dal Covid, nel 2020 i ricavi dei top 40 miners sono aumentati del 4% rispetto al 2019. Una cifra pari a 545 miliardi di dollari che, stando alle prospettive di quest’anno, aumenterà di un altro 29% (700 miliardi).

Dello stesso avviso è l’Agenzia internazionale dell’energia, che prevede una domanda di materie sei volte superiore entro il 2040. E considerazioni simili all’analisi di PwC sono state fatte anche da Elon Musk la scorsa settimana, durante il Mineral Council di Canberra, dove ha anche annunciato che Tesla investirà 1 miliardo di dollari all’anno in litio e nichel estratti in Australia.