Più auto elettriche sulle strade, ma anche più lavoratori negli stabilimenti legati all’industria automotive. Finora nel dibattito pubblico sono sempre apparsi come due scenari incompatibili tra loro, perché intuitivamente un motore elettrico è decisamente più semplice da produrre di uno termico. Eppure, nel Regno Unito, sono arrivati a una conclusione molto diversa.

L'analisi è quella contenuta nel report “Full throttle needed for UK automotive success”. Lanciato dalla Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT) – l’associazione che raggruppa la filiera auto nel Regno Unito – è un piano che contiene una serie di proposte ai decisori politici per non perdere il treno dell’elettrificazione, mantenendo migliaia di posti di lavoro. Anzi, lo studio dimostra che con le zero emissioni l’occupazione avrebbe solo da guadagnare.

Le scenario peggiore

Si parte dalla considerazione che l’automotive impiega circa 180.000 lavoratori in UK e porta 15 miliardi di sterline nelle casse dello Stato ogni anno. La transizione è considerata “la sfida più grande”, ma anche un’occasione per “garantire il futuro di una delle industrie più importanti della Gran Bretagna”.

Fra le 12 proposte lanciate dalla SMMT al Governo britannico, soprattutto una è considerata la chiave del successo: costruire, entro il 2030, Gigafactory per una capacità complessiva di 60 GWh all’anno. Cosa succederebbe in caso contrario? Nella peggiore delle ipotesi, che vedrebbe il Regno Unito fermarsi sotto i 15 GWh l’anno di batterie, sarebbero circa 90.000 i posti di lavoro persi.

Mini impianto di Oxford

E quello migliore

Le conseguenze ricadrebbero infatti anche in altri settori, dalla chimica all’acciaio, dalla finanza alla pubblicità. Invece, mettendo la transizione al centro dei piani, la filiera inglese stima una crescita dell’occupazione che, nello scenario migliore da 80 GWh di batterie prodotte ogni anno, porterebbe impiego a 40.000 persone in più, “ben pagate e altamente qualificate”. Qui sotto, le 12 proposte della SMMT.

  • creare 60 GWh una produzione di batterie in UK attraverso Gigafactory entro il 2030;
  • sostenere lo sviluppo di una Gigafactory di fuel cell con una capacità di 2 GWh per auto, veicoli pesanti e treni entro il 2030;
  • supportare la riqualificazione dei lavoratori;
  • impegnare lo Stato nello sviluppo, nei test, nella sperimentazione e nell’implementazione della tecnologia Connected and Automated Vehicle (CAV);
  • introdurre un nuovo fondo, chiamato Build Back Better Fund, per sostenere i posti di lavoro e ridurre alcuni costi di produzione, ad esempio per l’energia;
  • consentire alle industrie a zero netto di accedere agli stessi vantaggi e schemi di compensazione delle industrie ad alta intensità energetica;
  • finanziare progetti sull’uso dell’idrogeno durante la produzione;
  • attirare investimenti attraverso una riforma fiscale;
  • stabilire una strategia per installare 2,3 milioni di punti per la ricarica entro il 2030;
  • commissionare una revisione indipendente delle accise sui carburanti;
  • continuare a incentivare l’acquisto di veicoli plug-in oltre il termine attuale ed esentare dalle tasse i veicoli a basse emissioni per i prossimi cinque anni;
  • collaborare con l’industria per sviluppare una strategia commerciale ambiziosa e lungimirante.

Adesso, conclude lo studio, è arrivato “il momento di andare a tutto gas e intraprendere azioni coraggiose per sostenere una delle industrie più importanti della Gran Bretagna”. Occorre fare presto, perché Oltremanica il phase-out ha già una data.