L'Università di Coventry vuole sfruttare microrganismi e bioestrazione per riciclare le batterie delle auto elettriche senza emissioni

Il riciclo delle batterie delle auto elettriche, dopo la loro seconda vita "stazionaria", consente di ridurre al massimo il loro impatto ambientale. Ma oggi spesso avviene con operazioni complesse.

I ricercatori dell'Università di Coventry, però, hanno scoperto quello che potrebbe essere un nuovo metodo per il recupero di metalli dalle batterie da smaltire. Si chiama biodissoluzione o bioestrazione e utilizza batteri e microbi che hanno un metabolismo che porta all’ossidazione dei metalli.

Nuovi campi di applicazione

La tecnica non è del tutto nuova. Questi microorganismi vengono utilizzati già per estrarre metalli preziosi dai minerali o anche per riciclare materie prime costose dai rifiuti elettronici e, in particolare, dai circuiti stampati dei computer e dai pannelli solari. Sono molto utili anche per ripulire l’acqua contaminata o nelle operazioni di bonifica delle discariche di rifiuti tossici o radioattivi.

Oggi, grazie al team di studiosi guidato dal professor Sebastien Farnaud nel centro di ricerca di bioestrazione dell’Università britannica, si pensa che alcuni batteri non tossici appartenenti al genere Acidithiobacillus possano essere utilizzati pure per il riciclo delle batterie delle auto elettriche.

Batterie

Un processo a zero emissioni

I vantaggi di questa nuova tecnica sono principalmente due. Prima di tutto, si tratta di una tecnica ecologica, che non ha emissioni di gas serra. “La maggior parte delle operazioni di riciclo sulle batterie avviene tramite il surriscaldamento dei metalli, che una volta fusi possono essere estratti – ha spiegato Farnaud – I processi sono complessi e costosi ma sono comunque vantaggiosi rispetto all’estrazione di nuovi materiali per la costruzione di nuove batterie”.

“Adottando metodi di bioestrazione, però, si può dare un contributo importante nelle operazioni di riciclo delle batterie, poiché si possono ottenere risultati eccellenti con metodi sostenibili e anche molto efficaci”. Varrà quindi la pena di tenere d'occhio per gli sviluppi futuri del comparto anche questo metodo, così come quello che utilizza gli ultrasuoni.