Ha un sapore diverso il World Energy Outlook del 2021 (WEO-2021), il rapporto pubblicato ogni anno dalla Iea per valutare lo sviluppo dei mercati energetici. Perché adesso c’è la Cop26 all’orizzonte: un appuntamento a cui arrivare preparati per non fallire il processo di transizione.

Così l’Agenzia internazionale dell’energia ha rivisto un po’ la sua pubblicazione di punta, concependola stavolta come una sorta di guida per i decisori politici che si incontreranno a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre. I dati emersi non sono infatti confortanti.

Net zero in pericolo

Nonostante la nuova economia sostenibile sia protagonista di una crescita in quasi ogni angolo del Pianeta, il ritmo dato dai vari Governi è considerato ancora troppo lento per centrare l’obiettivo del net zero entro il 2050, fermare il riscaldamento globale a 1,5 gradi e combattere i cambiamenti climatici, come indicato dalla stessa Iea a maggio.

Questo perché, a fronte di un aumento delle installazioni di sistemi fotovoltaici e turbine eoliche, nel testo si legge che “il consumo mondiale di carbone sta crescendo fortemente quest’anno, spingendo le emissioni di CO2 verso il loro secondo valore annuale più alto nella storia”.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione

Gli scenari negativi

La Iea prende quindi in considerazione due possibili scenari nel WEO-2021. Il primo è quello delle “Stated Politicies”, basato sulle misure climatiche già messe in campo dagli Stati o, comunque, in fase di sviluppo, senza considerare le novità annunciate per i prossimi anni.

Dal rapporto emerge che la domanda di energia a metà secolo sarà sì soddisfatta principalmente da fonti a basse emissioni, ma questo cambierebbe poco in confronto a oggi, con la temperatura della Terra intorno ai 2,6 gradi in più nel 2100 rispetto ai livelli preindustriali.

C’è poi lo scenario delle “Announced Pledges”, cioè degli impegni annunciati e mantenuti nei tempi previsti. Qui le cose vanno un po’ meglio, ma c’è poco da gioire, perché la domanda di combustibili fossili raggiungerà il picco e comincerà la sua discesa nel 2025: quel tanto che basta per ridurre le emissioni di CO2 solo del 40% entro il 2050. Altro che zero. L'incremento delle temperature? Raggiungerà i 2,1 gradi a fine secolo.

Auto elettrica e diesel, inquinamento a confronto

“Fate presto”

Il direttore esecutivo della Iea, Fatih Birol, specifica che “gli impegni odierni sul clima porterebbero solo al 20% la riduzione delle emissioni entro il 2030, che è invece necessaria per mettere il mondo su un percorso verso lo zero netto entro il 2050”.

“Fare quel percorso – continua – significa triplicare gli investimenti in progetti e infrastrutture di energia pulita nel prossimo decennio. Circa il 70% di tale spesa aggiuntiva deve avvenire nelle economie emergenti e in via di sviluppo, dove i finanziamenti sono scarsi e il capitale rimane fino a sette volte più costoso rispetto alle economie avanzate”.

Da qui parte l’appello: “I Governi devono risolvere questi problemi alla Cop26, dando un segnale chiaro e inconfondibile sull’impegno preso per potenziare rapidamente le tecnologie pulite e resilienti del futuro”.

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Più soldi e più lavoro

Se le parole di Birol venissero ascoltate seriamente, ci sarebbe un guadagno per tutti: la Iea ricorda che “questi investimenti creano enormi opportunità economiche”. Tra “turbine eoliche, pannelli solari, batterie agli ioni di litio, elettrolizzatori e celle a combustibile”, si creerebbe un mercato “da oltre 1.000 miliardi di dollari l’anno entro il 2050, di dimensioni paragonabili a quello attuale del petrolio”.

Senza dimenticare il fronte dell’impiego: solo nello scenario degli Announced Pledges, “altri 13 milioni di lavoratori sarebbero impiegati nell’energia pulita e nei settori correlati entro il 2030, mentre il numero raddoppierebbe (a 26 milioni, ndr) in caso di net zero entro il 2050”.