In un periodo in cui le Case occidentali che costruiscono veicoli a zero emissioni si preoccupano della sempre maggiore dipendenza dai Paesi esteri per quel che riguarda le materie prime, la scoperta di un sito minerario in terra natia è un'ottima notizia. Ancora meglio se quel sito abbonda di litio.

È il caso del Salton Sea un lago situato in California che fino a oggi godeva solo di fama negativa a causa del fatto che era noto per essere ricolmo di sostanze tossiche.

Dalle stalle alle stelle

L’abbondanza del litio ha contribuito a ripulirne la reputazione: oggi il lago viene chiamato Lithium Valley e ha acquisito centralità nella strategia aziendale della startup Controlled Thermal Resources, realtà legata a doppio filo a General Motors.

Prima della ribalta dei veicoli elettrici nessuno aveva mai preso in considerazione l’estrazione del litio, che pure si sapeva da tempo essere presente in grosse quantità nel lago. Estrarlo separandolo dagli altri materiali tossici avrebbe richiesto una spesa tale da non giustificare gli sforzi. Infatti, dal 2019, anno in cui si è iniziata la sperimentazione, a oggi, i progressi sono stati quasi nulli.

 

Ora invece la domanda della preziosa materia prima è alta, così come i prezzi. Aggiungeteci i progressi effettuati a livello di tecnologie e il gioco è fatto: il Salton Sea sarà finalmente usato per qualcosa di utile. Secondo il Dipartimento dell'Energia statunitense potrebbe fornire 600.000 tonnellate di litio all’anno, molto più rispetto alle quantità attualmente richieste negli Stati Uniti. Assieme alla Clayton Valley in Nevada (l'unica altra grande miniera di litio attiva negli Usa), il Salton Sea potrebbe diventare una fonte preziosissima per l'industria automobilistica a stelle e strisce.

Come verrà estratto il litio

C'è di più. La Controlled Thermal Resources dovrebbe anche produrre litio con processi di estrazione carbon-free. Il litio, infatti, sarà cercato all'interno delle acque del lago portando queste a temperature altissime, di circa 600 gradi. Il vapore ricavato da questo processo sarà utilizzato per alimentare le turbine dello stabilimento, dove attraverso una serie di operazioni si ricaverà prima il cloruro di litio e poi l'idrossido di litio, che è quello richiesto dai clienti.

Così facendo, la startup potrebbe arrivare a produrre 300.000 tonnellate di idrossido di litio all’anno, circa la metà rispetto alla quantità potenziale. La prima fase produttiva comincerà tra tre anni, con 20.000 tonnellate di capacità annua destinate ad accrescersi col tempo.

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La filiera in loco

A tutto questo si aggiungeranno anche benefici inerenti l'accorciamento della filiera. Attualmente, il litio impiegato per le materie prime viene dall’Australia e dal “triangolo del litio” formato da Bolivia, Cile e Argentina.

Estrarre il litio dalle riserve di quei Paesi significa doverlo trasportare su grosse e inquinanti navi fino in Cina (che in realtà è anche il sesto Paese estrattore di litio al mondo), dove avviene la produzione vera e propria di batterie, che poi riprenderanno il mare per raggiungere Usa e Ue.

Il problema dei costi

Infine c'è la questione costi. I prezzi sono aumentati vertiginosamente, passando dai 10.000 dollari per tonnellata del 2015 ai 25.000 dollari per tonnellata di novembre 2021. Visto che quasi tutti i grandi costruttori stanno puntando sulla riconversione produttiva verso l’elettrico, sono in molti a cercare soluzioni più economiche.

Tra questi c’è GM che, come già accennato, ha siglato un accordo multimilionario con la Controlled Thermal Resources per assicurarsi il litio californiano a basso costo. La mossa è cruciale per il colosso statunitense, che sta sviluppando una batteria assieme a LG Energy Solution e conta di investire 35 miliardi di dollari nel settore dell’auto elettrica entro il 2025.