Sappiamo ormai da tempo che la Cina è il più grande mercato al mondo di auto elettriche e il principale produttore globale di batterie. Ma come è riuscita a conquistare questa leadership? Quella del Dragone è una storia fatta di tentativi e fallimenti, ma anche lungimiranza e programmazione, che parte da una situazione particolarmente complicata per la Nazione.

Il segreto nella chimica

Era il 2009 quando il Paese raggiungeva il primato mondiale nel mercato delle auto. Ma l’inquinamento e la CO2 avevano raggiunto livelli quasi insostenibili, spingendo Pechino a varare una nuova politica di riduzione delle emissioni.

In quel momento, buona parte dell’industria globale guardava all’elettrificazione della mobilità puntando principalmente su un tipo di batteria: le nichel-manganese-cobalto (NMC). Più costose rispetto alle litio-ferro-fosfato (LFP), hanno una densità energetica maggiore, considerata ideale per aumentare l’autonomia dei veicoli alla spina.

Produzione di batterie BYD Blade

Le aziende cinesi hanno pensato invece di non abbandonare nessuna delle due tecnologie e di puntare su entrambi i fronti. La maggiore sicurezza delle LFP è stata vista come un punto di partenza per realizzare accumulatori che non fossero solo affidabili, ma diventassero anche performanti.

Cos’hanno fatto? Tanta ricerca e sviluppo sulla loro chimica, apportando qualche ritocco alla combinazione tra gli elementi che ne migliorassero le prestazioni in termini di percorrenza delle vetture.

Alcuni esempi sono illuminanti: le Blade Battery al litio-ferro-fosfato, fiore all’occhiello del costruttore cinese BYD, hanno superano condizioni di test estreme, che vanno dallo schiacciamento al surriscaldamento a 300 gradi e al sovraccarico al 260%, scongiurando qualsiasi rischio di incendio.

Batteria BYD Blade
Le Blade Battery di BYD

Una statistica molto eloquente, riportata da Bloomberg, dice poi che, tra il 2018 e il 2020, i casi di incendi agli accumulatori hanno riguardato le LFP solo nell’11% dei casi. Così, oggi, sono tante le Case che ordinano le batterie in Cina. A cominciare da Tesla, fresca di una richiesta di forniture a CATL per 800.000 auto.

Materie prime e incentivi

Ma la chiave del successo cinese non passa solo da qui. Mentre l’industria portava avanti con successo questo doppio sforzo tecnologico tra nichel-manganese-cobalto e litio-ferro-fosfato, lo Stato non è rimasto a guardare e ha aiutato le aziende creando prima di tutto una catena di approvvigionamento delle materie prime.

Al tempo stesso, Pechino ha incentivato non solo gli automobilisti ad acquistare le vetture più sostenibili, ma anche le imprese a costruirle, facendo crescere insieme la domanda e l’offerta del prodotto. Il tutto dopo anni e anni in cui l'Occidente aveva con troppa nonchalance ceduto al Dragone il controllo di tutta la produzione tech.

Tutte operazioni su cui l’Europa e gli Stati Uniti si sono mossi diversamente e in ritardo, spingendo l’industria a una conversione spontanea attraverso la leva delle leggi ambientali, accorgendosi solo dopo di essere rimasti molto indietro rispetto a Pechino.