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E se il costo delle batterie smettesse di scendere?

Un report di BloombergNEF mette in luce la possibilità di rincari per il 2022. Ma è solo un effetto temporaneo

BloombergNEF prezzi batterie

BloombergNEF ha pubblicato l’annuale report sul costo delle batterie nel 2021. L’analisi mette in luce una riduzione del 6% rispetto al 2020: se l’anno scorso le batterie costavano mediamente 140 dollari/kWh (124 euro/kWh), il costo medio di quest’anno è sceso a 132/kWh (116/kWh euro).

Per il mercato dell’auto elettrica questa è una buona notizia. C’è però un dato che tanto positivo non è: le previsioni effettuate da Bloomberg l’anno scorso sul calo del 2021 si attestavano su riduzioni intorno al 9%. Dove sono stati persi questi tre punti percentuali?

Il rincaro delle materie prime

La causa è da ricercare principalmente nell’aumento dei prezzi delle materie prime. Le multinazionali impegnate nella produzione di batterie non hanno potuto che ribaltare una parte di quegli aumenti sui prezzi del prodotto finito. BYD, ad esempio, ha annunciato di aver visto incrementare i costi di produzione del 20% solo nel mese di novembre.

Ciononostante, il costo medio delle batterie su base annua ha generalmente retto. Questo perché gli incrementi dei prezzi delle materie prime si sono concentrati nel secondo semestre e sono stati calmierati da quelli, molto più bassi, che hanno caratterizzato la prima parte del 2021.

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Strategie di contenimento

Ci sono altri fattori che hanno determinato una riduzione dei costi delle batterie. Tra questi, il fatto che le Case abbiano aumentato l’impiego di accumulatori con celle LFP, più economiche rispetto alle tradizionali ioni di litio. Anche queste sono aumentate di prezzo a partire dall’estate, ma oggi non si supera comunque la soglia dei 100 dollari/kWh (88 euro/kWh).

Anche quando si parla di batterie ad alto contenuto di nichel, poi, si è notata la tendenza da parte dei produttori di preferire chimiche a bassa percentuale di cobalto, metallo molto costoso il cui uso si sta via via riducendo con benefici diretti sul contenimento dei costi.

Effetti in ritardo

Nell’analisi di Bloomberg si mette in luce anche il fatto che i prezzi stabiliti all’atto della vendita tra costruttori di batterie e Case automobilistiche vengono indicizzati sulla base dei costi medi delle materie prime emersi dall’ultimo report trimestrale. Questo significa che gli aumenti dei costi del litio degli ultimi tre mesi non ricadranno sulle Case prima di gennaio 2022. Gli effetti sono quindi dilazionali per i produttori di auto, ma si faranno sentire a partire da gennaio. C’è da preoccuparsi? Un pochino.

Gli analisti di Bloomberg hanno previsto un aumento di 3 dollari/kWh (2,65 euro/kWh) su base nominale sulle batterie agli ioni di litio per il prossimo anno. Sarebbe il primo aumento dei costi che il mercato delle batterie deve affrontare dall’inizio dell’era dell’elettrificazione della mobilità.

Non è però escluso che, considerando aspetti meno prevedibili, come l’inflazione, o a nuove condizioni contrattuali, non si possa assistere nei prossimi mesi a fluttuazioni, anche verso il basso.

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La tendenza al ribasso non è in discussione

È indubbio che le Case correranno ai ripari. Per abbassare i costi, le grandi aziende del settore potrebbero agire aumentando i volumi degli ordini, anche per far fronte alla crescente domanda di auto elettriche da parte del mercato. Le Case meno strutturate potrebbero invece non riuscire a negoziare prezzi convenienti.

Bloomberg si dice comunque cautamente ottimista. Definisce il 2021 un campanello d’allarme per l’industria delle batterie, che deve scontrarsi con una realtà in cui i prezzi non sono necessariamente destinati a calare di anno in anno. Ma la tendenza al ribasso nel medio e lungo periodo non è messa in discussione ed è ragionevole ipotizzare che nel 2030 si arriverà a costi dimezzati rispetto a quelli odierni.