Piccoli, ma potenti e performanti, i semiconduttori al carburo di silicio (SiC) sono forse il futuro dei veicoli elettrici. La domanda sta salendo in tutto il mondo e, secondo la società di consulenza francese Yole, il mercato crescerà del 30% ogni anno fino al 2025, raggiungendo un valore complessivo di 2,5 miliardi di dollari (2,2 miliardi di euro), con il solo settore dell’auto a prendersi 1,5 miliardi.

Tra le aziende che ci stanno puntando di più c’è Bosch, impegnata nello sviluppo di questi chip da qualche anno. E i frutti cominciano a vedersi, perché il colosso tedesco ha appena fatto sapere di essere pronta a partire con la produzione in serie.

Il mercato chiama, Bosch risponde

“Siamo pieni di ordini. La mobilità elettrica sta registrando un vero e proprio boom”, dichiara fieramente Harald Kröger, membro del Board aziendale. Per rispondere al mercato, Bosch ha già cominciato un’espansione delle clean room nello stabilimento a Reutlingen: i primi 1.000 metri-quadrati sono stati già aggiunti, ma altri 3.000 mq completeranno l’opera nel 2023.

Foto - I chip in carburo di silicio (SiC) di Bosch

Nel frattempo, sta facendo la propria apparizione una seconda e più efficiente generazione di SiC, per essere pronta alla produzione su larga scala già l’anno prossimo. L’obiettivo è riuscire a produrre centinaia di milioni di semiconduttori in pochi anni.

Il segreto? In un atomo

Ma cosa rende così speciali i SiC? Il segreto sta tutto in un atomo di carbonio. Combinare questa minuscola particella con il silicio allo stato puro conferisce proprietà fisiche molto speciali al chip: dalla minore dispersione di energia, al mantenimento di temperature più basse, così da impiegare di meno i sistemi di raffreddamento e regalare più autonomia alla vettura.

“I semiconduttori di potenza in carburo di silicio permettono di utilizzare l’energia in modo particolarmente efficiente – spiega Kröger –. Questi vantaggi emergono soprattutto nelle applicazioni a uso intensivo, come nelle auto elettriche”. 

Foto - I chip in carburo di silicio (SiC) di Bosch

Un po’ più grandi

Per il futuro, Bosch prevede di abbandonare i wafer attuali da 150 millimetri (il materiale su cui poggia il circuito elettronico) e passare a quelli da 200 mm, che facilitano le economie di scala. 

Dopotutto, specifica l’azienda, questi impiegano “sempre diversi mesi per superare le diverse centinaia di fasi di processo che si svolgono in una lunga serie di macchine”. “Con la produzione su wafer di dimensioni maggiori possiamo produrre molti più chip in un ciclo di produzione e quindi soddisfare più clienti”, aggiunge Kröger.

Europa presente

In tutto questo, Bosch non è da sola, ma sta ricevendo una mano dall’Ue e dal Ministero federale tedesco per gli Affari economici e l’Energia (BMWi) nell’ambito di un “Important project of common european interest (Ipcei) Microelectronics”, a cui partecipa anche l’Italia.

“La produzione di semiconduttori altamente innovativa di Bosch rafforza l’ecosistema della microelettronica in Europa e rappresenta un ulteriore passo avanti verso una maggiore indipendenza in questo campo chiave della digitalizzazione”, sono gli elogi di Peter Altmaier, ministro federale tedesco dell’Economia.

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