Apparentemente compatta e sicuramente veloce, sembra tutt’altro che una nave portacontainer. E infatti non è una nave, ma un aliscafo quello che ha messo in cantiere la startup californiana Boundary Layer Technologies. Si chiama Argo e promette di rivoluzionare il trasporto merci via mare per sostituire quello aereo (e non solo), almeno nelle rotte commerciali intra-asiatiche.

Ma cosa rende tanto speciale questa imbarcazione? Prima di tutto è un veicolo sostenibile, perché alimentato da idrogeno verde. In più garantisce prestazioni di gran lunga superiori in confronto ai mezzi tradizionali.

Le specifiche

A cominciare dalla velocità di crociera, che arriva a 40 nodi (74 km/h): circa il doppio di una classica nave cargo. Già questo può contribuire a ridurre i costi di trasporto, nonostante i tempi di un aereo aerei cargo rimangano chiaramente molto lontani. Ma solo nel viaggio effettivo, perché tutta la logistica complementare sarebbe decisamente più snella. Argo vanta anche un’autonomia di 1.500 miglia nautiche (2.780 km) e una capacità di carico da 200 tonnellate.

Foto - Argo, l'aliscafo portacontainer a idrogeno verde

E poi, come accennato, i suoi 110 piedi (33,5 metri) di lunghezza rendono l’aliscafo molto piccolo. Basta pensare, secondo quanto riporta la startup, che la nave da trasporto più grande al mondo è la OOCL Hong Kong, lunga 1.300 piedi (400 metri), dove poggiano fino a 20.000 container.

“Le dimensioni ridotte e la capacità di carico utile (paragonabile a un aereo cargo B747-400F) riducono i tempi di sosta a sole 2 ore invece di 3 giorni e offrono la possibilità di attraccare praticamente ovunque. Ciò consente ad Argo di cavarsela anche nei porti fortemente congestionati e allo stesso tempo di competere con i tempi di viaggio del trasporto merci aereo”, dichiara il ceo Ed Kearney.

  • Lunghezza: 110 piedi (33,5 metri)
  • Velocità: 40 nodi (74 km/h)
  • Autonomia: 1.500 miglia nautiche (2.780 km)
  • Capacità: 200 tonnellate

I prossimi passi

Al momento, Boundary Layer Technologies ha completato lo sviluppo di alcuni componenti chiave. L’obiettivo è eseguire i test su vasta scala alla fine del 2023, per consentire un servizio di trasporto in Asia dal terzo trimestre 2024. La società è perciò alla ricerca di un partner.

Intanto i primi feedback sembrano positivi: “Da quanto ci dicono i clienti – riferisce Per Karsten Stolle, consulente strategico della startup –, combinare una soluzione di trasporto a zero emissioni con la possibilità di abbassare le spese sarebbe una svolta per aiutarli a raggiungere i target climatici”.

Per il futuro, l’azienda vuole costruire un natante più grande, da mandare in missione per un servizio transpacifico. C’è già una lettera di intenti da 180 milioni di dollari con lo spedizioniere digitale Flexport. Sono invece già all’opera il traghetto fuel cell e la prima nave al mondo porta idrogeno.

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