Alpi bavaresi: è qui che i grandi della Terra, riuniti nel G7 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, più Unione europea), si sono incontrati per discutere su vari dossier: da quelli più scottanti, come le sanzioni alla Russia, a quelli che stanno già surriscaldando il pianeta, cioè i cambiamenti climatici.

Tra i protagonisti del vertice c’è stata pure l’auto elettrica, che oggi è al centro anche di un altro tavolo molto importante: il Consiglio Ambiente dell’Unione europea, che sta esprimendo la sua posizione sul divieto di vendere motori a combustione dal 2035.

“Ci impegniamo per un settore stradale altamente decarbonizzato entro il 2030 – si legge nella dichiarazione finale del G7 –, attraverso l’aumento significativo di vendite, quota e adozione di veicoli leggeri a emissioni zero in questo decennio, anche nei trasporti pubblici e nelle flotte di veicoli pubblici”.

Non solo auto

Fra le altre cose, gli Stati fanno sapere che si impegnano a sostenere le zero emissioni anche per aerei e navi entro il 2050. “Continueremo a essere attenti alla nostra spinta a lungo termine verso combustibili alternativi per i trasporti, ai nostri obiettivi in ​​materia di clima, biodiversità e sicurezza alimentare”, aggiungono.

Confermata l’importanza di rispettare l’accordo di Parigi del 2015, che chiede di mantenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi per la metà del secolo.

Niente obiettivi specifici

Stando a quanto raccolto dalla Reuters, pare che sia stata Toyota a fare pressing su Tokyo per evitare obiettivi troppi vincolanti sui veicoli a zero emissioni. Al target proposto di raggiungere il 50% di vendite nel 2030, il costruttore giapponese avrebbe contrapposto quello più generico, poi approvato dagli altri partner.

La Casa nipponica, sempre secondo la ricostruzione dell’agenzia di stampa, avrebbe spinto anche durante il G7 Energia di fine maggio, chiedendo e ottenendo che non si imponesse l’obiettivo di elettrificare tutte le immatricolazioni per il 2035, ma solo di puntare a “un settore stradale altamente decarbonizzato entro il 2030” e di “aumentare le vendite, la quota e l’adozione di veicoli leggeri a zero emissioni anche nel trasporto pubblico e nelle flotte di veicoli pubblici”. In pratica, le stesse frasi scritte oggi.

La posizione si spiega con l’approccio alla decarbonizzazione più cauto nei confronti delle vetture a batteria. Dopo aver puntato principalmente sull’idrogeno, Toyota ha infatti svelato la sua strategia elettrica solo a dicembre scorso.

In attesa dell’Europa

Oggi, come accennato, è anche il giorno in cui il Consiglio Ambiente dell’Unione europea rivelerà la sua posizione sullo stop alle vendite di motori a combustione dal 2035 (qui il nostro approfondimento per sapere tutto su questo appuntamento).

Dopo il primo “sì” del Parlamento Ue, non sarà facile ottenere anche il placet degli Stati membri, perché alcuni non hanno nascosto malumori. Capofila della battaglia contro il phase-out fra 13 anni è proprio l’Italia, che ha presentato un documento per chiedere un rinvio al 2040. Insieme al nostro Governo si sono già schierati Bulgaria, Portogallo, Romania e Slovacchia. Questa giornata sembra quindi decisiva per il futuro dell’auto, in Europa e nel mondo.