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Il Senato USA chiede garanzie alle Case: usate componenti cinesi?
La questione sollevata per contrastare le presunte violazioni dei diritti umani nella regione dello Xianjiang. Si attendono risposte

Francesco Barontini 
Di: Francesco Barontini
23 dic 2022 alle 18:00
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Gli Stati Uniti non vogliono solo affermarsi come superpotenza dell'auto elettrica. Vogliono anche farlo in modo etico. Per questo motivo il comitato finanziario del Senato degli Stati Uniti ha contattato le principali Case che producono auto negli USA per capire se e in che quantità si rivolgono alla Cina per ricevere la loro componentistica.
General Motors, Tesla, Ford e le altre dovranno ora rispondere al quesito. Perché avere le fabbriche che producono auto sul suolo americano non è garanzia che non ci si avvalga anche del contributo di aziende cinesi (soprattutto a quelle con sede nello Xinjiang) che potrebbero operare senza garantire le giuste condizioni di lavoro ai propri dipendenti.
Garanzie sulle condizioni dei lavoratori
A giugno, proprio per questo motivo, negli USA è entrata in vigore una legge che vieta l’importazione di beni prodotti in condizioni di lavoro considerate non accettabili nello Xinjiang, una regione autonoma della Cina popolata da molti gruppi etnici a cui vengono spesso riservati trattamenti discriminatori.
Addirittura, Washington, parlando del trattamento riservato alla minoranza mussulmana uigura (con origini turche) ha etichettato il comportamento di Pechino come genocidio. Inutile dire che Pechino neghi l’esistenza di abusi nella regione e, anzi, affermi di aver istituito centri di formazione professionale per garantire condizioni migliori ai lavoratori.

La fabbrica BMW di Spartanburg, South Carolina
Tornando alla richiesta di cui sopra, il presidente della commissione finanziaria del Senato Ron Wyden ha scritto direttamente agli amministratori delegati: “È fondamentale che le Case chiariscano eventuali rapporti con tutti i fornitori cinesi collegati in qualche modo alla regione dello Xinjiang”,
Per ora sono tutti tranquilli
Oltre a Tesla, Ford e GM, le lettere di Wyden sono state inviate anche ai vertici di Toyota, Volkswagen, Stellantis, Honda e Mercedes. Se si scoprissero legami con lo Xinjiang, le Case potrebbero addirittura vedersi costrette a bloccare le vendite. La regione è famosa per la produzione di acciaio, alluminio, rame, ma anche di batterie e componenti elettroniche.
Alcune Case hanno già provveduto a rassicurare le autorità americane sul fatto che seguono regole precise sull’approvvigionamento di materie prime e semilavorati e che lo stesso pretendono dai loro fornitori diretti. Altre non hanno ancora commentato. Certo è che in un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, è difficile capire quanto i lavoratori dello Xinjiang contribuiscano all’industria automobilistica mondiale, Stati Uniti inclusi.
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