Un anno fa appena, parlando di Britishvolt, ci si riferiva a un’azienda in estrema crescita. La partnership con Aston Martin, il posto all’interno del consorzio inglese per la produzione di batterie allo stato solido: in tanti scommettevano su un futuro a dir poco roseo.

Poi qualcosa è andato storto e Britishvolt, oggi, è sull’orlo del fallimento. Per essere salvata cerca 32 milioni di sterline (poco meno di 40 milioni di euro), una cifra pari al 5% della sua valutazione a inizio 2022. L’unica buona notizia è che forse qualcuno disposto a salvarla c’è.

Serve il via libera degli azionisti

Un consorzio di imprese guidato dal Dealab Group, infatti, sta cercando l’ok da parte di almeno il 75% degli azionisti di Britishvolt per dare avvio alla ricerca di fondi necessari per risollevare l’azienda e scongiurare un destino che sembra segnato.

 

Pensare che solo a febbraio 2022 l’azienda britannica aveva chiuso un round di finanziamento a quota 774 milioni di sterline e che era considerata a livello internazionale come una realtà strategia per la transizione ecologica del Regno Unito. Ma cosa è successo da allora?

Si deve andare oltre le promesse

Il fatto è che per quanto 774 milioni sembrino tanti (e in effetti lo sono), Britishvolt ha dovuto tirare fuori 2,6 miliardi di sterline per poter costruire la sua prima fabbrica dedicata alla produzione di batterie per auto elettriche. Si tratta quasi 3,5 volte superiore. E i suoi primi clienti, Aston Martin e Lotus, hanno sì firmato accordi strategici, ma non hanno ancora piazzato gli ordini né, men ce meno, staccato acconti.

Lotus auto

La gamma delle prossime Lotus elettriche

Pure il governo britannico, dopo le promesse fatte nel gennaio dello scorso anno, non ha ancora versato i 100 milioni di sterline promessi (dovrebbero arrivare dall’Automotive Transformation Fund). Così, è facile capire come si sia generata una crisi di liquidità che ha portato Britishvolt alla situazione attuale.

Nei prossimi giorni, dopo il voto degli azionisti, si capirà se e come l’azienda si salverà. Il consorzio interessato a entrare dovrebbe come detto tirare fuori 32 milioni di sterline subito ma, secondo il Financial Times, ne avrebbe già promessi altri 128 da trasferire nel corso del 2023. Sarebbero davvero la classica luce in fondo al tunnel.