Toyota è sempre più convinta sull’approccio multialimentazione alla transizione ecologica. Lo ha confermato Gill Pratt, scienziato a capo dell’Istituto di Ricerca della Casa giapponese, in un intervento alla conferenza annuale di Davos del World Economic Forum, che come sempre affronta temi legati alla salute e all’ambiente grazie alla partecipazione di numerosi esperti di settore.

Gill Pratt, nel suo speech, è partito da una considerazione generale. Citando una ricerca della Benchmark Minerals Intelligence, ha spiegato come le previsioni da qui al 2040 sulla richiesta di litio evidenzino la possibilità che la domanda ecceda l’offerta di un buon 30%.

Tradotto: tra una ventina d’anni non ci sarà litio a sufficienza per le batterie delle auto elettriche. Sarà davvero così? Difficile dirlo oggi, ma di certo siamo di fronte a un segnale d’allarme che l’automotive non può ignorare. Ma torniamo al Toyota-pensiero.

Tante strade per raggiungere lo stesso risultato

“Il fatto è questo – ha spiegato Pratt -. Se le risorse sono e saranno limitate, allora si dovrà trovare un’allocazione efficiente delle stesse per raggiungere i risultati migliori con quanto si avrà a disposizione”. Poi, lo scienziato, ha fatto un interessante esempio pratico.

La nuova Toyota Prius

Il powertrain della nuova Toyota Prius

“Dato un parco auto di 100 vetture a benzina. Se se ne sostituisse una con un’auto elettrica si otterrebbe una certa riduzione di emissioni di CO2 a fronte dell’utilizzo di una certa quantità di materie prime per la produzione della batteria di quella stessa auto. Ora, lo stesso risultato in termini di riduzione di emissioni e di sfruttamento delle risorse si può ottenere sostituendo a quelle 100 auto a benzina dell’esempio 6 ibride plug-in. Idem sostituendo a quelle 100 auto a benzina 90 vetture full-hybrid”.

L’esempio ha uno scopo. Pratt spiega infatti che è chiaro che sostituendo alle 100 auto a benzina 100 auto elettriche si hanno i risultati migliori, ma essendoci risorse limitate, ci sono diverse strade percorribili per ottenere lo stesso risultato. “Toyota – ha aggiunto Pratt – non vuole proporre solo tecnologie ibride. Toyota venderà 3,5 milioni di elettriche entro qualche anno. Ma considerando i problemi sul litio, sulle batterie e sull’infrastruttura, la diversificazione è l’unica via che riteniamo adatta per affrontare questa fase di transizione verso le zero emissioni”.

La piattaforma della Toyota bZ4X

La piattaforma 100% elettrica della Toyota bZ4X

Aspettando nuove tecnologie

L’approccio variegato alla transizione ecologica è necessario, secondo Gill Pratt, perché stiamo vivendo una fase di grosso fermento, che porterà all’arrivo nei prossimi anni di tecnologie che ci permetteranno di cambiare paradigma.

“In questo senso – ha spiegato Pratt – mi viene da pensare alle batterie allo stato solido o a quelle agli ioni di sodio. Si tratta di due tecnologie che al momento non sono ancora disponibili ma che arriveranno. E quando arriveranno permetteranno alle Case di fare scelte diverse”.

“Da scienziato – ha continuato il capo del Toyota Research Institute – non posso prevedere se queste tecnologie saranno disponibili tra 3, 5 o 10 anni. Posso solo dire che arriveranno e che, una volta presenti sul mercato, offriranno vantaggi che le attuali batterie agli ioni di litio non sono in grado di offrire. Ci permetteranno di capire quali nuove strade seguire nella lotta alle emissioni”.  

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L’importanza dell’economia circolare

Pratt ha poi affrontato il tema dell’economia circolare spiegando come Toyota sia impegnata in prima linea per fare progressi sul tema del riciclo delle batterie. Attualmente la Casa è al lavoro sulle batterie delle auto ibride e plug-in, che sono disponibili in numero maggiore, ma sta studiando anche metodi di recupero delle materie delle batterie delle auto elettriche.

“Il riciclo delle batterie sarà a pieno regime solo tra una decina d’anni – ha detto Pratt –. Questo perché ora ci sono ancora relativamente poche batterie giunte già a fine vita. Il problema maggiore da affrontare in futuro non sarà quello del recupero delle materie per la produzione di nuove batterie, perché su questo fronte siamo già a percentuali molto alte. Dobbiamo però mettere a punto processi di riciclo che ci permettano di consumare meno energia e di emettere quindi meno CO2. In questo modo riciclare costerà meno in termini economici e in termini ambientali.

Il prototipo della Toyota Corolla Cross alimentato a idrogeno

Il prototipo della Toyota Corolla Cross alimentato a idrogeno

L’idrogeno continua a essere un’alternativa

Pratt ha infine affrontato il tema dell’idrogeno, soluzione che alcune Case considerano impraticabile e che Toyota, al contrario, reputa valida. “Il problema maggiore sull’idrogeno applicato alle auto riguarda l’infrastruttura – ha detto Pratt -. Ma noi crediamo che l’infrastruttura arriverà. Quindi anche l’idrogeno sarà un’alternativa plausibile nella nostra strategia di decarbonizzazione dei trasporti”.

Soprattutto – ha continuato – nel futuro vediamo l’uso dell’idrogeno in veicoli di grosse dimensioni. L’industria dell’idrogeno sta diventando green e crediamo che possa contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti. Soprattutto, potrà rappresentare un’ottima alternativa all’elettrico a batteria per quelle applicazioni che richiedono grandi autonomie e in cui i tempi di ricarica troppo lunghi sono dannosi all’attività”.

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