La Cina mette il turbo sulla ricarica bidirezionale
Con batterie che durano 3.000 cicli il Paese vuole creare la più grande centrale elettrica diffusa del mondo
Con la crescita delle immatricolazioni delle auto elettriche e ibride plug-in, la Cina ha capito che deve lavorare anche sulla rete elettrica e sull’infrastruttura di ricarica per riuscire a creare un ecosistema che possa reggere volumi crescenti.
Così, giocando un po’ d’anticipo su altri mercati che si stanno convertendo alla mobilità del futuro (leggasi USA e Europa), ha pubblicato un documento in cui elenca gli obiettivi da raggiungere in tema di ricarica bidirezionale e, in particolare, vehicle to grid.
La Cina si prepara alla ricarica bidirezionale
Tutto parte da un presupposto fondamentale. Le sempre più numerose auto dotate di batteria e di sistema di ricarica esterna (BEV e PHEV per la precisione) devono iniziare a integrarsi e interagire con la rete elettrica in modo organizzato e coerente.
In questo modo, considerando le auto elettriche come dei sistemi di accumulo di energia dislocati sul territorio nei periodi in cui non sono utilizzate, si possono calmierare i consumi e si può contribuire a una gestione più efficiente dell’energia, soprattutto di quella prodotta con fonti rinnovabili. I settori di intervento sono principalmente due.
Come funziona il Vehicle to Grid
Batterie durature e V2G intelligente
Il primo riguarda le batterie delle auto elettriche. Le autorità cinesi chiedono che gli accumulatori di prossima generazione possano arrivare a sfruttare tecnologie di nuova concezione che garantiscano un corretto funzionamento per 3.000 cicli senza che si registrino incrementi dei costi.
Il secondo chiede che entro il 2025 vengano avviati numerosi progetti pilota per studiare l’interazione tra le auto elettriche e la rete elettrica in modo tale da arrivare al 2030 con i veicoli a batteria che saranno responsabili di fornire il 60% della potenza di ricarica complessiva richiesta dalle stesse vetture elettriche.
Se questa percentuale sarà rispettata (in alcune città si chiede che si arrivi addirittura all’80%) allora la Cina sarà in grado di rivoluzionare il proprio sistema energetico, sfruttando appieno eolico e fotovoltaico, che potranno contare su milioni di kWh messi a disposizione proprio dalle auto elettriche ferme e attaccate alle colonnine.
Una stazione di battery swap di NIO
Il contributo delle stazioni di battery swap
A dare una mano in tutto questo contribuiranno anche le stazioni di battery swap, che sono già migliaia e che possono contare ciascuna su almeno una decina di batterie.
In questo senso NIO, Casa automobilistica che più di tutte ha scommesso sulla tecnologia delle batterie intercambiabili, affermò in tempi non sospetti che ciascuna delle sue stazioni sarebbe potuta diventare, all’occorrenza, centrali elettriche virtuali (stile Tesla) in grado di partecipare attivamente alla gestione del carico della rete elettrica. Beh, quel momento sembra essere arrivato.
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