L’Italia e gli italiani sono pronti per l’auto elettrica? È la domanda che apre il workshop “L’infrastruttura di ricarica”, organizzato da Anie (la federazione italiana delle imprese elettriche ed elettrotecniche) al Key Energy 2024 di Rimini.

Durante il workshop, analisti e rappresentanti di aziende hanno dato le loro opinioni, snocciolando dati su abitudini degli automobilisti e sfide della mobilità a zero emissioni. Spoiler: la risposta all’interrogativo è “sì”.

La situazione colonnine

Secondo i dati di Anie, l’uso che gli italiani fanno dell’auto sarebbe infatti compatibile col passaggio a una vettura elettrica. Mediamente, ogni italiano guida per circa 1 ora e 15 minuti al giorno, percorrendo 41 km a una velocità di 29,5 km/h. In totale, sono poco meno di 12.000 km all’anno.

Nelle restanti quasi 23 ore al giorno, l’auto rimane inutilizzata ed è potenzialmente collegabile a una colonnina, sia pubblica che privata o aziendale. Come prevedibile, la ricarica a casa è già ampiamente utilizzata da chi utilizza un veicolo elettrico (circa il 90% dei proprietari, stando ai dati dello Smart Mobility Short Report 2023). È vero anche, però, che il 47% degli automobilisti utilizza ancora la tradizionale presa domestica, con rischi evidenti per l’impianto elettrico di casa (e sulla vettura stessa) nel lungo periodo.

Ma i numeri sono positivi anche allargando lo sguardo a tutte le colonnine in Italia.

Kia Plug&Charge

Auto elettrica in carica

Nell’elaborazione effettuata da Motus-E e presentata dal segretario generale Francesco Naso, nel nostro Paese ci sono 50.678 punti di ricarica totali (anche se l’Osservatorio stima circa un 18-20% di colonnine non ancora collegate alla rete elettrica e, perciò, non utilizzabili). Ed è interessante notare anche l’aumento da 533 a 932 punti in autostrada, fondamentali per combattere “l’ansia da ricarica” nei viaggi più lunghi.

Meno confortante è invece il rapporto punti di ricarica ogni 10.000 abitanti, pari a 9 unità, contro le 15 della Germania e le 18 della Francia. E occorre anche tenere presente la forte disomogeneità del posizionamento delle colonnine, che premia principalmente le regioni del centro-nord. Insomma, negli ultimi anni si è fatto tanto sul fronte delle infrastrutture, ma si può fare ancora meglio.

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L’impatto sulla rete elettrica

Un’infrastruttura efficiente e ben presente sul territorio è fondamentale per permettere di raggiungere gli obiettivi sulla riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Europa, che per l’Italia si traducono in un parco circolante di 6,6 milioni di auto elettrificate (4,3 milioni di elettriche pure e 2,3 milioni di ibride plug-in) entro il 2030.

Ma la rete elettrica del nostro Paese è pronta per uno scenario del genere? Ancora sì, almeno secondo Giuseppe Mauri, responsabile del gruppo di ricerca Ict ed E-Mobility di Rse, una società indirettamente controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Tenendo presenti i dati sull’utilizzo dell’auto descritti in precedenza, sarebbero necessari circa 34 kWh a settimana per ricaricare una vettura a batteria.

Con un parco di 6,6 milioni d vetture, ciò si tradurrebbe in 8,94 TWh, ossia il 2,7% della produzione italiana del 2022. Senza contare che, da qui al 2030, partiranno tanti progetti dedicati alle installazioni di pannelli fotovolatici e parchi eolici.

Se sulla quantità di energia non sembrano esserci molti dubbi, un tema più pressante sarà quello dei picchi di tensione e della potenza di ricarica. Qui, secondo gli esperti del tavolo del Key Energy, sarà fondamentale studiare degli algoritmi e un’intelligenza artificiale tale da ottimizzare le ricariche delle vetture, anche in ambito aziendale.

A tal proposito, calcolando lo “state of charge” delle varie vetture e la sosta stimata (mediamente 7-8 ore, se si prende in considerazione un turno di lavoro), il sistema dovrà “spalmare” il più possibile l’utilizzo di energia, con conseguenze benefiche per la rete (e le tasche delle aziende).