La gigafactory di batterie per auto elettriche a Termoli (provincia di Campobasso) diventa sempre di più un caso. Annunciata ufficialmente a fine marzo 2022 con la promessa di sfornare 40 GWh di accumulatori in un’area da 1,2 milioni di metri quadri (ricavata dalla conversione dell’attuale impianto di motori e cambi Stellantis), la fabbrica è sospesa in un limbo da settimane.

Stop alla produzione odierna e riqualificazione del personale erano previsti per i primi mesi di quest’anno; poi però la doccia fredda: rinvio dei lavori fino ad almeno l’inizio del 2025, per rivalutare i progetti in base al mercato, protagonista negativo di un rallentamento globale.

“Adegueremo i nostri piani d’investimento sui veicoli elettrici al ritmo di crescita delle vendite”, le parole di Carlos Tavares, ceo di Stellantis, gruppo che – insieme a Mercedes e TotalEnergies – ha fondato la joint venture responsabile dell’investimento: Acc (Automotive Cells Company). Ma adesso i sindacati chiedono di sbloccare la situazione.

L’appello: impegno e garanzie

“Il rinvio sine die del progetto di realizzazione della fabbrica di batterie da parte di Acc rischia difatti di far naufragare un progetto essenziale non solo per Termoli, ma per tutta la filiera dell’auto in Italia”. A parlare sono le sigle Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, che pubblicano una nota rivolta sia alle aziende che al Governo per ricevere rassicurazioni su produzione e finanziamenti.

“Innanzitutto – si legge – chiediamo a Stellantis di assumersi le sue responsabilità come principale socio e cliente di Acc, nonché di allocare nella attuale fabbrica di meccaniche di Termoli nuovi motori in grado di salvaguardare l’occupazione nei prossimi anni, giacché nel migliore dei casi avremo bisogno di un lasso di tempo più lungo per la conversione verso la produzione di batterie.

Inoltre chiediamo al Governo di intervenire tempestivamente per evitare che Acc abbandoni l’Italia. Sono da salvaguardare i 350 milioni di euro stanziati per il progetto della gigafactory e sono da affrontare alcuni temi di fondo come le condizionalità e le dovute garanzie sociali e la competitività italiana a iniziare dal costo dell’energia”.

In gioco c’è il futuro del settore nel Paese, da giocare bene nel prossimo incontro fra le parti, previsto per settembre. “Siamo in una fase decisiva delle ricollocazioni produttive, anche a causa delle drammatiche vicende che stanno sconvolgendo il quadro internazionale e, dunque, l’Italia deve giocare ad armi pari con le altre potenze industriali”, è l’appello finale.