Smonta le batterie di 300 auto elettriche usate: ecco l'autonomia residua
Un rivenditore britannico analizza il degrado delle batterie dopo i 145.000 km di percorrenza: resta circa il 90%
È la conferma di quello che molti automobilisti sanno già: il degrado delle batterie per auto elettriche non è un grande problema. Lo certifica l'esperto britannico RSEV, che analizza gli accumulatori di 300 veicoli elettrici a medio e alto chilometraggio, scoprendo una capacità di ricarica residua del 90% dopo 90.000 miglia (quasi 145.000 km).
Ma le buone notizie non finiscono qui. Basta guardare il grafico sotto per visualizzare la cosiddetta "curva di degrado": l'immagine mostra infatti che le batterie si degradano più lentamente dopo circa un anno.
Va poi considerato che la maggior parte delle auto di oggi ha una sorta di "zona cuscinetto" inizialmente inutilizzabile dall'automobilista. Quando la batteria si degrada, la zona cuscinetto viene utilizzata per sostituire la capacità persa. Ciò significa che, mentre l'autonomia effettiva del pacchetto può essere diminuita, l'autonomia utilizzabile rimane invariata fino a 100.000-150.000 miglia (161.000-241.000 km).
Un'altra buona notizia è che questi grafici rappresentano solo lo scenario peggiore, a causa dell'insieme dei dati. RSEV è un rivenditore di veicoli elettrici usati nel Regno Unito e la sua analisi riguarda auto in leasing, che non solo percorrono 90.000 o 130.000 chilometri (145.000-209.000 km), ma lo fanno anche in tempi brevi, di 3-4 anni, contro i circa 10 anni di media normale.
Significa che queste vetture hanno fatto spesso affidamento su ricarica rapida a corrente continua, oltre a essere modelli del 2021 o 2022, che montano batterie meno performanti di quelle attuali. Bisogna infine ricordare che, pur degradandosi, le batterie moderne non si guastano quasi mai.
Per fare un esempio, una Tesla da 200.000 miglia (quasi 322.000 km) potrà avere solo l'80-85% dell'autonomia originale, ma quasi sempre funzionerà ancora, a differenza di un veicolo a combustione interna.
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