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L'auto elettrica riduce anche le emissioni dei freni, fino all'83%

Nonostante il peso maggiore, i veicoli a batterie rilasciano meno particolato rispetto ai modelli a benzina. Merito della frenata rigenerativa

Tesla Model S 2023 (colore Ultra Red)

Cosa succede quando si frena con un'auto tradizionale? La risposta è: si inquina. Lo sanno in pochi, ma la polvere emessa dalle pastiglie dei freni e dalle gomme è tossica. Sono le cosiddette "emissioni non di scarico". Ma come si comportano le auto elettriche?

Secondo uno studio dell'EIT Urban Mobility (un ente legato all’Unione europea) e della Transport for London, i veicoli elettrici riducono le emissioni di particolato da freni fino all’83% rispetto ai modelli a combustione interna. Un risultato che conferma come la transizione elettrica rappresenti una soluzione solida anche per migliorare la qualità dell’aria nelle città. Analizziamo bene la questione.

Il trucco è la frenata rigenerativa

Per capire bene il tutto partiamo dal dato citato: le auto elettriche emettono fino all’83% in meno di particolato da usura dei freni rispetto ai veicoli tradizionali. Questo avviene grazie alla frenata rigenerativa, una tecnologia che consente di rallentare il veicolo e recuperare energia invece di utilizzare i tradizionali freni meccanici.

I freni in-drive di Mercedes

I freni in-drive di Mercedes

Foto di: Mercedes-Benz

Questo aspetto interessa anche le auto ibride full, che mostrano una diminuzione - seppur più modesta - delle emissioni da freni compresa tra il 10% e il 48%, e le ibride plug-in, che utilizzano la trazione elettrica per una parte più consistente dei tragitti urbani e arrivano a una riduzione del 66%.

Sommando le emissioni da freni, pneumatici e asfalto, in conclusione, le auto elettriche producono in media il 38% in meno di particolato rispetto ai modelli a benzina.

Quali sono le particelle più pericolose che si respirano?

Il particolato da freni è una delle principali fonti di inquinamento urbano, perché oltre il 40% delle particelle generate tende a diventare aerodisperso, contribuendo alla formazione di polveri sottili (PM10 e PM2.5) dannose per la salute. Al contrario, le particelle generate dall’usura degli pneumatici tendono a restare a terra in misura maggiore.