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L'auto usa un chip da cellulare e si scatena la bufera
Il lancio della Xiaomi YU7 diventa un caso. Cosa sta succedendo e perché è importante saperlo

Foto di: Xiaomi
Eleonora Lilli 
Di: Eleonora Lilli
14 lug 2025 alle 13:30
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In Cina si è acceso un grosso dibattito su un tema che riguarda la sicurezza e la tecnologia delle auto. Tutto è cominciato dopo il lancio di una nuova Xiaomi YU7, che utilizza un chip progettato per smartphone (un chip “consumer”) per gestire il sistema del cruscotto e dell’infotainment.
Questa scelta sta facendo molto discutere perché quel chip non è stato pensato per resistere alle condizioni difficili che può affrontare un’auto, come il caldo, il freddo, le vibrazioni e gli urti. E soprattutto non è stato progettato con gli stessi standard di sicurezza richiesti per l’uso su veicoli.
Uno dei dirigenti di Audi in Cina, Li Fenggang, ha voluto dire la sua, pubblicando un video dove ha chiarito perché usare chip “consumer” in auto può essere rischioso e ha detto chiaramente:
“Le auto non sono smartphone. Non si fanno esperimenti sugli automobilisti".
Ma quali sono, in pratica, le differenze tra i chip “consumer” e quelli “automotive”?
Le differenze principali
Come si legge su NewsCarChina, Li ha spiegato che ci sono tre grandi differenze fondamentali tra i chip consumer e quelli automotive:
1. Ambiente operativo
I dispositivi elettronici consumer operano in genere in ambienti interni stabili, mentre i veicoli affrontano condizioni estreme come alte temperature, freddo intenso, pioggia, neve, polvere, urti e vibrazioni.
I chip automotive sono progettati per funzionare in modo affidabile da -40°F a 302°F (-40°C a 150°C), mentre i chip consumer sono progettati per un intervallo molto più ristretto, da 32°F a 158°F (0°C a 70°C). Inoltre, i materiali automobilistici devono essere resistenti ad alte temperature, corrosione e condensa.
2. Durata
L’elettronica di consumo ha un ciclo di rinnovo rapido, con chip progettati per durare tipicamente 3-5 anni. Le auto, invece, sono progettate per durare 10-15 anni o più.
I chip automotive richiedono ai fornitori di garantire una fornitura stabile per oltre 10 anni, con altissima coerenza tra i diversi lotti produttivi, richiedendo una convalida multi-lotto AEC-Q.
3. Margine di sicurezza
A differenza degli smartphone, i veicoli trasportano passeggeri ad alte velocità, e un guasto ai componenti può avere conseguenze fatali.
I chip consumer consentono un tasso di difetti fino a 500 PPM (parti per milione), ovvero 500 guasti ogni milione di unità. I chip automotive, invece, richiedono in genere un tasso di difetti inferiore a 1 PPM (uno su un milione).
L'auto che usa chip per telefoni è sicura?
Quando Tesla, anni fa, ha sperimentato chip consumer nei suoi veicoli ha subito richiami per surriscaldamento. Oggi però le cose sembrano essere diverse. Come riportato dalla stampa cinese, il professor Zhu Xichan, esperto di ingegneria automobilistica, ha spiegato che le auto moderne contengono circa 1.000 chip, ma solo quelli legati alla sicurezza devono superare test rigorosi (come AEC-Q100 e ISO 26262) per essere considerati "automotive-grade".
Gli altri, meno critici, possono usare anche chip consumer, purché superino alcuni test ambientali.
Nel caso della YU7, lo Snapdragon 8 Gen 3 è un chip troppo recente per aver già ottenuto tutte le certificazioni automotive, il che fa pensare che sia stato usato senza piena certificazione specifica per veicoli.
Xiaomi ha però dichiarato che l'intero modulo su cui è montato il chip ha superato il test AEC-Q104, una certificazione a livello di sistema che verifica la resistenza e stabilità dell’insieme dei componenti nel tempo. Questo non garantisce che il chip sia “automotive-grade”, ma mostra che è stato fatto uno sforzo per adattarlo all’uso in auto.
Per saperne di più
Dopo i chip, la crisi delle terre rare: cosa rischia l'Europa
Elon Musk tratta con Nvidia per l'intelligenza artificiale
Fotogallery: Xiaomi YU7

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Fonte: Xiaomi
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