Scoppia il caso delle auto ibride plug-in: troppe emissioni
Un studio di Transport & Environment dimostra come i PHEV rilascino fino a quasi 5 volte più CO2 del dichiarato: il problema è chi non ricarica
Un nuovo studio rivela che alcune grandi Case auto europee hanno evitato multe per miliardi di euro legate alle emissioni grazie alle lacune del sistema WLTP, la procedura che misura i consumi e la quantità di gas serra rilasciati dai veicoli.
Secondo il rapporto, queste imperfezioni hanno permesso ai costruttori di vendere oltre 1 milione di auto elettriche in meno tra il 2021 e il 2023 rispetto a quanto avrebbero dovuto per rispettare i limiti previsti. Al loro posto, hanno puntato sulle vetture plug-in (PHEV), auto ibride ricaricabili che, nella maggior parte dei casi, gli automobilisti non ricaricano. Il risultato: milioni di tonnellate di CO₂ in più e migliaia di euro spesi in carburante.
La ricerca, pubblicata dall’Ong europea Transport & Environment (T&E), sottolinea come le emissioni dichiarate in WLTP per modelli PHEV di Mercedes, Volkswagen e BMW siano molto inferiori a quelle reali. Grazie a questa discrepanza, i costruttori hanno potuto rispettare i limiti di flotta con maggiore facilità, risparmiando complessivamente quasi 6 miliardi di euro in sanzioni e producendo 52 milioni di tonnellate in più di CO₂.
PHEV: un’idea buona, ma male applicata
Un’auto ibrida plug-in combina un motore a combustione con uno elettrico: in teoria può percorrere da 50 a 80 km in modalità elettrica, col motore termico che entra in funzione solo dopo la scarica della batteria. Ma questo vale se la vettura viene ricaricata regolarmente.
Nella realtà, la maggior parte degli automobilisti non collega quasi mai l’auto alla presa, preferendo utilizzare il motore a benzina o diesel. Così si circola con una batteria pesante e, a quel punto, anche inutile, peggiorando i consumi e aumentando le emissioni.
La ricerca di T&E fa seguito allo studio del Consiglio Internazionale per i Trasporti Puliti (ICCT), che ha già dimostrato come i PHEV in Europa emettano quanto o addirittura più delle normali auto a benzina o diesel.
Dati ufficiali VS dati reali
Il WLTP stima che i PHEV del 2023 emettano 35 g/km di CO₂, contro i 139 g/km delle auto a combustione. Nella realtà, però, il divario è solo del 19%: 135 g/km per i PHEV contro 166 g/km per benzina e diesel.
Un esempio è la Mercedes GLC 350e: tra il 2021 e il 2023 ha quasi triplicato l’autonomia elettrica (da 44 a 112 km), ma le sue emissioni reali sono diminuite solo del 6%, lontano dal -55% indicato dal WLTP.
Anche modelli come la Range Rover Sport PHEV e la BMW X5 PHEV mostrano differenze enormi tra le stime ufficiali e la realtà, complici batterie più grandi (che aumentano il peso) e motori più potenti per compensare.
Beffa anche per i consumatori
Oltre al danno ambientale, c’è quello economico. Gli automobilisti PHEV spendono in media 940 euro in più all’anno in carburante rispetto alle stime ufficiali, perché fanno affidamento sul motore termico anziché sull’elettrico.
Cosa cambia ora
La Commissione Europea ha così deciso di correggere il sistema WLTP.
- fase 1: entrata in vigore nel 2025 per le nuove immatricolazioni, con dati più vicini alla realtà
- fase 2: prevista per il 2027–2028, per ridurre ulteriormente il divario tra le emissioni dichiarate e quelle effettive
La tecnologia non è il problema
Nonostante tutto, i PHEV non sono una cattiva idea: in Cina, ad esempio, sono molto diffusi e apprezzati come ponte verso la piena elettrificazione. Con ricariche più rapide e infrastrutture migliori, il concetto potrebbe funzionare, purché gli automobilisti imparino a usarle nel modo giusto.
Eliminare le stime gonfiate e rendere i costruttori più trasparenti su come i clienti ricaricano i loro veicoli sarebbe un ottimo punto di partenza. Solo così i veicoli ibridi plug-in rappresenteranno una soluzione reale verso la mobilità a zero emissioni, invece di una scorciatoia contabile.
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