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La guerra in Iran riaccende l’interesse per l’idrogeno verde (in Cina)

L’aumento dei prezzi di petrolio e gas riporta alla ribalta il vettore energetico. E stavolta Pechino fa sul serio

Idrogeno
Foto di: Bloomberg

L’idrogeno verde torna alla ribalta. O, almeno, ci riprova. Succede durante ogni crisi energetica: aumentano i prezzi di gas e petrolio e si riaccende l’interesse verso alternative basate su fonti rinnovabili. Come, appunto, l’elemento chimico rappresentato dalla lettera H.

Ma il problema è lo stesso: gli investimenti sono costosi, i progetti richiedono 10-20 anni di tempo e gli entusiasmi si spengono quando le quotazioni dei combustibili fossili si ristabilizzano.

I precedenti (falliti)

Il copione si era già visto in occasione degli shock petroliferi del 1973 e del 1979. All’epoca, si diffuse l’idea di produrre auto a idrogeno, perché Paesi come il Giappone e gli Stati Uniti cercavano alternative alla benzina, carburante ormai troppo costoso.

Scenario simile si ripeté all’inizio degli anni 2000, di nuovo senza successo. E adesso, con la galoppata delle quotazioni di petrolio e gas scatenata dalla guerra in Iran, l’idrogeno verde potrebbe rifarsi sotto. Ma non ovunque; solo in Cina.

Foto di: Bloomberg

La speranza cinese

Lo spiega un editoriale di BloombergNEF (BNEF) firmato Martin Tengler, secondo cui Pechino e dintorni potrebbero dare lo slancio definitivo al vettore energetico. Il Paese, infatti, dipende fortemente dalle importazioni di combustibili fossili dal Medio Oriente: si parla sia di un 75% del fabbisogno di petrolio, sia della quota più alta di importazioni di gas. All’ombra della Grande Muraglia si consuma inoltre il 90% del greggio iraniano.

In questo contesto, il Governo locale ha annunciato un fondo per la transizione a basse emissioni di carbonio. L’obiettivo è sostenere lo sviluppo di idrogeno verde e combustibili derivati. Sono previste anche quote minime di biocarburanti per i settori industriali e dei trasporti.

“Se le misure funzioneranno – ipotesi tutt’altro che scontata – la Cina potrebbe rappresentare un’eccezione all’ondata di entusiasmo per l’idrogeno, spesso innescata da shock energetici, superando le barriere più difficili agli investimenti”, conclude l’articolo di BNEF.