Il boom del solare spinge anche le batterie per la casa
Produzione interna in crescita e nuove tecnologie di accumulo ridisegnano negli USA il mercato dell'energia residenziale
La produzione di tecnologie solari negli Stati Uniti sta vivendo una fase di espansione senza precedenti. Secondo le stime più recenti, gli investimenti destinati agli impianti produttivi del settore fotovoltaico passeranno dai circa 140 milioni di euro del 2020 a oltre 2,3 miliardi di euro nel 2026.
Una crescita sostenuta dagli incentivi pubblici introdotti negli ultimi anni e dalla volontà delle aziende di ridurre la dipendenza dalle importazioni asiatiche. Allo stesso tempo, aumenta anche l'interesse verso i sistemi di accumulo domestici, considerati sempre più importanti per garantire continuità energetica e contenere i costi dell'elettricità.
Più fabbriche e meno dipendenza dall'estero
La forte crescita dell'industria solare americana è stata favorita dall'Inflation Reduction Act, il piano di incentivi che ha spinto nuovi investimenti nella manifattura nazionale e nelle tecnologie per la transizione energetica. A questo si aggiunge l'effetto delle politiche commerciali adottate negli ultimi anni, che hanno reso meno conveniente affidarsi esclusivamente ai fornitori stranieri.
Secondo quanto riportato da pv magazine, il rischio legato a possibili dazi antidumping e misure compensative ha modificato le strategie di approvvigionamento delle aziende che assemblano moduli fotovoltaici negli Stati Uniti.
Per questo motivo molti operatori stanno destinando nuove risorse alla realizzazione di capacità produttive interne, in particolare per la fabbricazione delle celle solari. Una tendenza che, almeno nel breve periodo, sembra destinata a proseguire grazie agli incentivi ancora disponibili e alla ricerca di una maggiore sicurezza della catena di fornitura.
Batterie domestiche e auto elettriche diventano riserve di energia
Se la produzione cresce, aumenta anche l'attenzione verso l'utilizzo dell'energia nelle abitazioni. Negli Stati Uniti, soprattutto nelle aree rurali soggette a lunghi blackout causati da tempeste e forti venti, i sistemi di accumulo vengono considerati uno strumento utile non solo per il risparmio economico ma anche per la sicurezza domestica.
Le soluzioni più semplici comprendono stazioni di energia portatili capaci di mantenere in funzione frigoriferi e dispositivi essenziali durante le interruzioni della rete elettrica. Sistemi più avanzati, come Tesla Powerwall o FranklinWH aPower, permettono invece di alimentare gran parte degli elettrodomestici domestici per molte ore o addirittura giorni, accumulando l'energia prodotta dai pannelli fotovoltaici o acquistata dalla rete nei momenti in cui il costo dell'elettricità è più basso.
L'evoluzione più interessante riguarda però l'integrazione tra casa e auto elettrica. Tesla ha recentemente avviato in Texas il programma "Powershare Grid Support", che consente ai proprietari del Cybertruck di restituire energia alla rete sfruttando la batteria da 123 kWh del veicolo durante i periodi di maggiore richiesta. In cambio, gli utenti ricevono crediti in bolletta.
Anche General Motors propone soluzioni simili attraverso il sistema GM Energy, che collega i veicoli elettrici dell'azienda agli impianti energetici domestici. Un approccio che trasforma l'auto in una vera riserva energetica mobile, contribuendo sia alla stabilità della rete sia all'autonomia delle abitazioni.
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