Con il caldo estremo la rete si salva grazie a 10.000 batterie
In Vermont una centrale virtuale ha erogato 90 MW durante il picco estivo, evitando l'uso di centrali di riserva
Nel pieno dell’ondata di caldo di luglio, quando i condizionatori hanno spinto al massimo i consumi in Vermont, non sono state centrali a gas o a olio a sostenere la rete. A reggere il picco è stata la centrale elettrica virtuale di Green Mountain Power (GMP), che in poche ore ha reso disponibile una potenza di circa 90 megawatt (MW), l’equivalente di togliere dalla rete decine di migliaia di abitazioni proprio nel momento di massima domanda.
Questa centrale non ha una ciminiera né un indirizzo preciso: è composta da batterie domestiche, sistemi di accumulo distribuiti e piccoli impianti collegati in digitale. Per chi possiede un’auto elettrica o sta valutando un impianto fotovoltaico con ricarica domestica, il caso Vermont mostra come migliaia di batterie e punti di ricarica possano essere coordinati come un’unica grande risorsa. I benefici non sono teorici: la VPP ha contribuito a evitare costi di punta per circa 6 milioni di dollari in pochi giorni di caldo estremo, trasformando l’accumulo in una vera infrastruttura di rete.
Vermont, la VPP di Green Mountain Power
La centrale elettrica virtuale di Green Mountain Power dispone oggi di una capacità complessiva di 110 MW, che la rende la principale singola risorsa elettrica dello Stato. Durante l’ondata di caldo di luglio, GMP ha attivato 90 MW dalla VPP proprio nelle ore di domanda massima, smussando i picchi che in genere costringono ad accendere centrali di riserva più costose e con maggiori emissioni.
Per i clienti questo si è tradotto in un risparmio stimato di circa 6 milioni di dollari sui costi di energia ai picchi. La crescita della VPP ha già permesso a GMP di chiudere in modo permanente alcune centrali di picco a Vergennes e Rutland, dimostrando che l’accumulo distribuito può sostituire parte della capacità tradizionale. In estate le batterie della VPP riescono a coprire quasi il 10% della domanda elettrica al picco, riducendo lo stress sulla rete e contenendo i prezzi all’ingrosso nelle ore più critiche.
Per la mobilità elettrica il segnale è chiaro: quando le batterie vengono integrate nella gestione della rete, non sono solo carichi da alimentare ma risorse in grado di rendere più stabile e, nel tempo, meno costosa l’energia utilizzata anche per la ricarica. Lo stesso principio guida i progetti che puntano a usare le auto elettriche come batterie per stabilizzare la rete, con flussi di energia bidirezionali.
Come funziona la virtual power plant del Vermont
Una virtual power plant collega migliaia di risorse (batterie, piccoli impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo stazionari) in un’unica piattaforma di controllo. Nel caso di GMP, la VPP coordina oltre 10.000 batterie installate presso più di 5.000 clienti, modulando carica e scarica in risposta ai segnali della rete. Quando si avvicina un picco di domanda, il software comanda alle batterie di immettere potenza, riducendo il prelievo complessivo dalla rete.
Dei 110 MW di capacità complessiva, 53 MW provengono da sistemi residenziali: una centrale fatta di garage, scantinati e locali tecnici delle abitazioni. Le batterie possono erogare energia per diverse ore, arrivando a coprire quasi il 10% della domanda estiva nelle ore di punta.
L’elemento chiave è la gestione digitale: senza un coordinamento centralizzato, ogni batteria opererebbe in modo indipendente con benefici limitati per la rete. Con una VPP, invece, centinaia o migliaia di piccoli sistemi diventano una risorsa scalabile comparabile a una centrale tradizionale, ma già vicina alle abitazioni, ai punti di ricarica domestici e alle aziende che impiegano veicoli elettrici in flotta.
Batterie domestiche, programmi GMP e legame con la ricarica
Green Mountain Power è stata tra le prime utility statunitensi a proporre un leasing di batterie domestiche approvato a livello statale. I clienti possono, per esempio, installare due Tesla Powerwall versando un canone mensile o una somma iniziale per un periodo di dieci anni; in cambio accettano che la utility utilizzi una parte della capacità dei sistemi di accumulo durante i picchi o in situazioni di emergenza.
La stessa logica di “batteria condivisa” oggi comprende anche la ricarica dei veicoli: i caricatori per auto elettriche integrati nei programmi di GMP sono già tra le risorse dispacciabili della VPP, e la utility può modulare o sospendere la ricarica nelle ore di massimo carico in cambio di tariffe dedicate.
In prospettiva, chi possiede un veicolo elettrico potrà spingersi oltre, inserendo l’auto in schemi bidirezionali tramite tecnologie vehicle-to-grid o vehicle-to-home, come mostrano i test sulle auto elettriche con funzione V2L e alimentazione domestica.
In Europa si stanno muovendo passi nella stessa direzione, con progetti che usano grandi sistemi di batterie per gestire meglio la produzione rinnovabile e contenere i picchi di consumo, rendendo più prevedibile il costo dell’energia che, alla fine, finisce anche nelle batterie delle auto.
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