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Come cambiano le alleanze tra Case europee e costruttori cinesi
Toyota cambia partner, passando da FAW a GAC; Volkswagen si concentra sul brand Jetta

Foto di: Volkswagen
Francesco Barontini 
Di: Francesco Barontini
29 set alle 13:00
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Storicamente, le joint venture tra Case occidentali e costruttori cinesi hanno seguito uno schema abbastanza semplice: le prime portavano tecnologia, prodotto e know-how industriale, mentre i secondi garantivano accesso al mercato e capacità produttiva.
Oggi non è più così. Lo schema, anzi, si sta ribaltando. Due notizie arrivate dalla Cina negli ultimi giorni raccontano bene questa trasformazione.
Toyota vuole tornare protagonista
La prima riguarda Toyota, che si prepara a riorganizzare le proprie attività locali: GAC ha annunciato l’intenzione di rilevare da FAW il 50% della joint venture FAW-Toyota. Toyota si troverebbe così a lavorare sostanzialmente con un unico grande partner cinese, GAC, con l’obiettivo di coordinare meglio ricerca e sviluppo, supply chain e attività commerciali.

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Foto di: Motor1 Brasil
Una razionalizzazione resa necessaria anche dal calo delle vendite delle auto tradizionali: nei primi otto mesi del 2026 GAC Toyota ha perso il 10%, mentre FAW Toyota è scesa del 26,6%.
Tutte le iniziative Volkswagen
La seconda arriva da Volkswagen, che è molto attiva sul mercato cinese. Restando all'attualità, la Casa di Wolfsburg ha appena presentato la Jetta M6 (Jetta in Cina è un marchio a sé), prima elettrica del marchio nato all’interno della joint venture FAW-Volkswagen ed entrata in prevendita con prezzi a partire da 80.800 yuan, circa 10.500 euro. È una berlina lunga 4,81 metri, con autonomie dichiarate fino a 555 km nel ciclo cinese CLTC e sistemi di assistenza alla guida di Livello 2 nelle versioni più complete.

Volkswagen Jetta M6 (Cina)
Foto di: Volkswagen
Ma è guardando alle nuove collaborazioni che il cambiamento diventa ancora più evidente. Volkswagen, infatti, ha investito circa 700 milioni di dollari in Xpeng, acquisendone inizialmente il 4,99%, e con il costruttore cinese ha sviluppato nuovi modelli e una nuova architettura elettronica. Il primo progetto realizzato insieme è arrivato alla produzione nel 2026 e la China Electronic Architecture permette a Volkswagen di ridurre drasticamente i tempi di sviluppo: per la prima applicazione sono bastati 18 mesi dal concept alla produzione.

Audi al Salone di Guangzhou 2025
Foto di: Audi
Ancora più significativo è il caso Audi-SAIC. Dalla collaborazione è nato addirittura un nuovo marchio, AUDI, scritto senza i tradizionali quattro anelli e destinato esclusivamente alla Cina. La E5 Sportback e la nuova E7X utilizzano la Advanced Digitized Platform sviluppata con SAIC, mentre Audi ha dichiarato che questo approccio ha permesso di accorciare di circa il 30% il processo di sviluppo del primo modello.
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E la contaminazione non rimane più confinata alla Cina. Stellantis possiede circa il 21% di Leapmotor e controlla al 51% Leapmotor International. Nel 2026 le due aziende hanno annunciato di voler estendere la collaborazione alla produzione europea, agli acquisti e alla componentistica: nello stabilimento di Saragozza potrebbero nascere sia la Leapmotor B10 sia un futuro C-SUV elettrico Opel che sfrutterebbe componenti provenienti dall’ecosistema Leapmotor.
È probabilmente questo il cambiamento più interessante. Le alleanze non servono più soltanto alle aziende straniere per entrare in Cina. Servono ai costruttori europei per accedere più rapidamente a tecnologie, componenti e metodi di sviluppo cinesi, mentre ai marchi cinesi permettono di sfruttare reti commerciali, impianti, competenze industriali e notorietà dei partner occidentali.
Non è più quindi semplicemente “Europa che produce in Cina”. Sempre più spesso è tecnologia cinese che entra nelle auto europee.
Fotogallery: Volkswagen Jetta M6 (Cina)

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Fonte: Volkswagen
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