Crisci (Volvo): “Noi manteniamo inalterati i nostri obiettivi ambientali, plug-in soluzione ponte ideale per la decarbonizzazione”

“Il processo di elettrificazione è un treno che ha già lasciato la stazione e noi come Volvo vogliamo farlo arrivare puntuale”. Il presidente di Volvo Italia, Michele Crisci, non ha dubbi: l’impatto del Coronavirus sul settore auto, per quanto deflagrante, non fermerà i piani della Casa per la sostenibilità. Ma forse anche dell’industria.

Resta quindi fisso l’obiettivo di Volvo di ridurre del 40% entro il 2025 il carboon footprint delle auto e di portare le full electric a costituire il 50% delle vendite, con la restante metà costituita dai diversi gradi di ibridizzazione. Il tutto con il traguardo a tendere, al 2040, di azzerare l’impatto sul clima delle attività.

Una strada segnata

“Ci rendiamo conto che le difficoltà sono aumentate profondamente ma non abbiamo nessuna intenzione di fare passi indietro”, spiega Crisci, osservando tra l’altro come molti dei fornitori della Casa siano di Bergamo, città tra le più colpite dal dramma del Covid-19, a cui il manager ha voluto sottolineare la sua vicinanza.

La strada ormai è stata intrapresa e quello che si può vedere oggi in termini di prodotti è frutto del precedente triennio di ricerca e sviluppo e non avrebbe senso fare passi indietro oggi”, sottolinea il numero uno di Volvo Italia, notando però che al contrario “potrebbe rallentare l’evoluzione di quello che le Case stanno preparando per i prossimi 3-4 anni su aspetti quali la guida autonoma, che oggi sono meno urgenti rispetto alla sostenibilità ambientale”.

Stimolare la domanda

Il manager ha tenuto a sottolineare in ogni caso che “il tema della sostenibilità ambientale dovrà andare d’accordo con quello della sostenibilità economica e sociale” e che soprattutto in una fase come quella che ci aspetta “sarà fondamentale trovare un giusto equilibrio in questo senso”.

E in ogni caso, Crisci ha ribadito quanto affermato ieri nelle vesti di presidente dell’UNRAE, evidenziando la necessità di uno stimolo sul fronte della domanda per rimettere in carreggiata il settore auto nel post Coronavirus, con l’apertura dell’ecobonus alle auto con emissioni fino a 95 g/km di CO2.

E parlando di emissioni, ma in questo caso di inquinanti, Crisci è voluto tornare anche sui blocchi del traffico dei mesi scorsi a Roma, parlando di “uno scempio dell’etica”. “Non si può pensare di bloccare un diesel euro 6 e far circolare un benzina euro 2 perché vuol dire avere un problema o di competenza o di etica”, ha attaccato, “non c’è più tempo per essere incompetenti e per non dare il giusto valore all’etica”.

Il "ponte" plug-in

Volvo ha archiviato il 2019 con una penetrazione delle auto plug-in sulle sue vendite in Italia dell’8%, con l’obiettivo di arrivare quest’anno al 15%. Prima dell’arrivo del Coronavirus i risultati erano decisamente incoraggianti, con il primo bimestre che aveva visto la Casa raggiungere una soglia del 13% di auto PHEV sul totale delle sue immatricolazioni. Il tutto al netto di quello che sarà l’impatto dell’ultima arrivata della famiglia PHEV di Volvo, la XC40 Recharge T5 Plug-In Hybrid. L’obiettivo di Volvo per il 2020 sul piano globale è che le auto plug-in hybrid si attestino al 20% delle vendite totali.

“Sono in vistoso aumento i clienti che scelgono di passare all’ibrido e la nuova XC40 raccoglierà ampi favori per le sue caratteristiche di estrema efficienza nei consumi”, osserva Crisci, “il ritardo che il nostro Paese accusa in termini di infrastrutture di ricarica lascia presagire che le motorizzazioni ibride giocheranno per lungo tempo un ruolo importante nella transazione verso l’elettrico”.

Per sostenere l’adozione delle varianti PHEV la Casa nel primo anno di utilizzo rimborsa i costi sostenuti dagli automobilisti per le ricariche, con un’incentivazione che diventa particolarmente interessante considerando che secondo i dati raccolti chi guida una Volvo plug-in viaggia in media per oltre il 40% del tempo in full electric.