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L’auto elettrica rischia davvero così tanto con il Coronavirus?
Deloitte è convinta della frenata e ritiene necessario uno slittamento dei target CO2. Ma bisogna davvero puntare sui fossili?

Federico Gasparini 
Di: Federico Gasparini
9 apr 2020 alle 10:44
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Anche se Case come Volkswagen e Volvo hanno già chiarito di tenere la barra dritta sull’elettrificazione, non manca chi è convinto che la crisi innescata dal Coronavirus rallenterà il cammino verso le emissioni zero. È il caso di Deloitte.
Pur partendo dall’assunto che “la transizione globale verso la mobilità elettrica non è in discussione”, la società di consulenza prevede infatti una frenata “di breve-medio termine nella transizione globale verso la mobilità elettrica”, appoggiando anche la causa di chi chiede un sostanziale time-out dei vincoli ambientali Ue, “per favorire il rilancio dell’industria automobilistica”.
Il problema dell’offerta
A livello globale Deloitte prevede quest’anno un crollo della produzione di veicoli leggeri pari a circa 11 milioni di unità, dagli 88,9 milioni del 2019 ai 77,9 milioni per l’anno in corso. A livello di macro aree, il calo della produzione sarebbe di 2,219 milioni di unità nel Nord America e 2,956 milioni in Europa . “E l’emergenza”, rimarca la società, “potrebbe prolungarsi per almeno 4-6 mesi”.
Per la transizione elettrica sarebbe quindi “ragionevole” secondo Deloitte attendersi una frenata. “Il blocco degli stabilimenti in Cina, il principale produttore di batterie al mondo con una quota superiore 50%”, evidenzia lo studio, “avrà significative ripercussioni sulla filiera internazionale, con un aumento dell’incertezza sulle tempistiche di trasformazione del settore e sulle stime per il 2020”. Certo è però, a dire il vero, che moltissime fabbriche cinesi hanno riaperto i battenti a tempo di record.
Un futuro incerto
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Le incertezze sulla domanda
Altro discorso è quello legato alla domanda. “I modelli elettrici scontano prezzi di listino ancora elevati rispetto alla media del mercato, un aspetto rilevante in un contesto caratterizzato da crisi economica e incertezze reddituali”, fa notare sul punto Deloitte, azzardando che “per rivitalizzare il mercato dopo il crollo dei volumi, imprese e governi non possono che puntare sulle auto più popolari, motorizzate a benzina e diesel, che nel 2019 hanno rappresentato in rispettivamente il 58,9% e il 30,5% delle vendite sul mercato europeo”.
Resta in ogni caso il fatto, e questo lo riconosce la stessa Deloitte, che “il mercato della mobilità elettrica mantiene notevoli potenzialità di sviluppo in un’ottica di lungo periodo”. E oltretutto, aggiungiamo noi, la transizione energetica può rappresentare un volano per la crescita sostenibile da non sottovalutare.
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La questione delle multe
Infine, come accennato, la società di consulenza prende posizione anche sulla questione delle multe sulla CO2. “Il mantenimento degli attuali vincoli emissivi di CO2 e delle relative sanzioni rappresenterebbe un ulteriore colpo inferto alle finanze dei produttori”, riassume Deloitte, auspicando “lo slittamento temporale dei target di almeno uno o due anni, che consentirebbe alle imprese di ritrovare l’ossigeno di cui hanno bisogno per tornare poi ad investire in innovazione”. Inoltre, si punta sulla necessità di un “sostegno alla rottamazione dei veicoli più inquinanti tramite incentivi statali” e di benefici fiscali.
Una posizione questa sostanzialmente allineata con la richiesta che l’associazione europea dei costruttori, ACEA, ha trasmesso nelle scorse settimane alla Commissione Ue.
E voi, siete d’accordo? Diteci la vostra nei commenti qui sotto l’articolo o sulla nostra pagina Facebook.
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