La ricetta per ripartire con lungimiranza e competitività dopo il Coronavirus: “Più incentivi, infrastrutture e attenzione alle PMI”

“Una risposta rapida ma anche lungimirante”, per ridare slancio al comparto automotive “con l’obiettivo non solo di salvare le imprese, ma, anzi, di accrescerne la competitività nel contesto europeo e mondiale”. È quanto chiede al Governo Motus-E, l’associazione della filiera eMobility in Italia, che riassume in un comunicato diffuso oggi la sua ricetta per contribuire al rilancio del Paese dopo il dramma Coronavirus, nella “consapevolezza” del momento attraversato dal settore auto.

Pur ritenendo “legittime” le richieste che mirano “ad una pronta ripresa di domanda e offerta”, Motus-E ritiene “rischioso per l’Italia in questo momento frenare o rinviare la transizione tecnologica”, delineando una strategia basata su tre pilastri: stimolo della domanda, sostegno alle infrastrutture di ricarica e supporto all’offerta. E su alcuni di questi punti, incentivi in primis, si è peraltro già pronunciato ieri il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Lo stimolo della domanda

Fronte domanda, la prima richiesta di Motus-E è chiara: “È necessario incrementare i fondi dedicati all’ecobonus, per evitare che gli esigui fondi stanziati per il 2020 e 2021 si esauriscano causando un ulteriore rallentamento del già fragile mercato”. L’associazione stima circa 200 milioni di euro necessari per il 2020 con consegne entro i primi 6 mesi del 2021, con un incremento di 130 milioni quindi rispetto all’attuale fondo.

Al contempo, la proposta prevede una “cura shock” per sostenere le piccole, medie e grandi imprese che decidono di ripartire investendo in veicoli a zero e basse emissioni. In questo senso, l’idea è di rivedere i meccanismi di deducibilità per le flotte aziendali e P.IVA, introducendo la possibilità per le aziende di dedurre, in caso di leasing, acquisto o noleggio di un veicolo a zero (0-20gCO2/km) e basse emissioni (20-60gCO2/km), rispettivamente il 100% e l’80% dell’ammortamento o del costo operativo del noleggio anche sulla componente IVA. Ciò alzando inoltre i costi massimi deducibili e azzerando le tasse sui fringe benefit ai dipendenti.

Ma l’attenzione secondo Motus-E deve essere rivolta anche alla decarbonizzazione della logistica urbana e la proposta è di “stimolare la domanda di veicoli di trasporto merci a zero emissioni secondo uno schema progressivo”. In particolare, si parla di un bonus da 4.000 euro per i veicoli LDV da 0 a 1,5 ton a 14.000 euro per i veicoli LDV da 7,01 a 12 ton. Contestualmente, per l’associazione “sarebbe utile creare uno schema di incentivo per le infrastrutture di ricarica dedicate ai veicoli commerciali”. E del resto, per i camion, gli stessi costruttori hanno chiesto più infrastrutture in tutta Europa.

Il sostegno alle ricariche

Come accennato, il secondo pilastro coinvolge la ricarica e in primis quella a casa e in ufficio. Per le infrastrutture private, infatti, si chiede di prevedere: “agevolazioni fiscali per l’installazione”, “potenziamento del meccanismo di credito di imposta (da 50% a 65%)” e “rafforzamento delle agevolazioni per le imprese, estendendo il meccanismo a più di un’infrastruttura di ricarica per un massimo di spesa di 100mila euro”.

Quanto invece alla rete pubblica, la proposta è di semplificare l’iter per l’installazione, “attraverso l’introduzione di un documento unico che unifichi le procedure di autorizzazione”, e di dare vita a un “piano di investimenti dedicato all’installazione di stazioni di ricarica ad alta potenza sulle autostrade, attraverso l’introduzione di obblighi a carico dei concessionari”.

Il supporto all’offerta

Terzo e ultimo capitolo quello del supporto all’offerta. In quest’ambito, Motus-E chiede di creare, rendere vantaggiosi e diffondere “strumenti di aggregazione per le PMI”, aumentando i vantaggi fiscali per gli investimenti alle imprese che aderiscono a contratti di Rete.

Ma non solo, perché sempre nell’ottica di rilanciare le filiere italiane si propone di prevedere “sgravi fiscali e contributivi” per l’assunzione di tecnici specializzati nel settore della mobilità elettrica ed estendere i programmi di formazione Industria 4.0 per la riqualificazione del personale, “includendo le competenze dei lavoratori addetti ai processi produttivi, alla progettazione e fabbricazione dei prodotti, ma anche alle reti di vendita (concessionari) e assistenza post-vendita (officine)”.