Gli ambientalisti scrivono al premier Conte: “Concedere fondi solo ai costruttori che si impegnano davvero per le emissioni zero”

“I fondi destinati al rilancio dell’economia non devono riportarci agli stessi (o peggiori) livelli di inquinamento pre-Covid”. Le associazioni ambientaliste non vogliono frenate sulla transizione green e lo hanno espresso senza mezzi termini in una lettera all’indirizzo del premier Conte e di tutti i ministri interessati, dall’Ambiente all’Economia, passando per Trasporti e Sviluppo economico.

La comunicazione è firmata da Kyoto Club, WWF, GreenPeace, Legambiente, Transport & Environment e Cittadini per l’aria. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le richieste, che seguono alla proposta dei costruttori di alzare la soglia delle emissioni per accedere all'ecobonus fino a 95 g/km.

Solo elettriche e plug-in

Nel dirsi “preoccupate” dalle proposte avanzate da alcune parti dell’industria di utilizzare fondi pubblici “per sostenere la vendita di vetture endotermiche”, le associazioni rimarcano che “gli sforzi del Governo italiano per riavviare il settore vanno focalizzati al sostegno dei veicoli elettrici e ibridi plug-in”.

In questo senso, aggiungono, “comprendiamo che il supporto della domanda è fondamentale per la ripresa dell'industria automobilistica. Ma non un centesimo pubblico deve essere speso a sostegno dell'acquisto di motori che non siano a basse e zero emissioni e che non contribuiscano alla decarbonizzazione”.

Le 7 proposte

La lettera elenca quindi 7 proposte di azione al Governo. In primis si chiede di aumentare le risorse per il trasporto pubblico elettrificato e per lo sviluppo della mobilità attiva nei centri urbani, ad esempio attraverso nuove ciclabili. Inoltre, si sottolinea l’importanza di supportare l’acquisto delle bici elettriche (e qui gli incentivi di 500 euro sono in dirittura d’arrivo) e di garantire che “nessun fondo pubblico venga destinato ai nuovi modelli diesel, benzina o a gas, anche nelle forme di credito d’imposta”.

Non solo però, perché le associazioni chiedono che eventuali piani di salvataggio per le imprese automobilistiche siano concessi solo a condizione che queste ultime si impegnino a mettere fine allo sviluppo di nuovi modelli a combustione interna al più tardi al 2025 e a vendere solo veicoli a zero emissioni dal 2030 in poi.

Infine, secondo i firmatari, bisognerebbe indirizzare gli stimoli di ripresa dell’industria alla produzione di veicoli elettrici, alla produzione di batterie sostenibili (inclusa la filiera di recupero, riuso e riciclo) e allo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica, “che rappresentano modi rapidi per creare posti di lavoro sostenibili”.

Il nodo delle risorse limitate

“Con le produzioni in stallo ed ingenti investimenti pubblici riversati per riavviare l'economia, l'occasione per modellare la ripresa e costruire il sistema di mobilità che desideriamo come società è adesso”, concludono gli ambientalisti, “le uniche misure ad essere promosse devono essere quelle compatibili con il Green Deal Europeo e il percorso di decarbonizzazione previsto dall’Accordo di Parigi. I soldi pubblici sono limitati, possono essere spesi solo una volta: spendiamoli saggiamente”.

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