La corsa alla Casa Bianca vede in campo visioni mai così polarizzate sulle tematiche ambientali: ecco tutto quello che c'è da sapere

Le elezioni americane si avvicinano. O meglio, volgono al termine, visto che con il nuovo sistema di voto per posta e con l’apertura anticipata dei seggi già 80 milioni di cittadini statunitensi hanno espresso la loro preferenza su chi sarà il nuovo presidente.

La sfida tra Donald Trump e Joe Biden si gioca senza esclusione di colpi, tra pandemia ed economia, armi e politiche fiscali per garantire maggiori livelli di assistenza.

La chiave dell'ambiente

C'è un campo in cui la diversa idea di futuro tra il candidato repubblicano e lo sfidante democratico avrà ripercussioni enormi ed è quello dell'ambiente.

Fonti rinnovabili: eolico e solare

Trump vuole eliminare ogni limitazione all'attività dell'industria petrolifera, del gas e del carbone, mentre Biden punta a un rilancio a Stelle e strisce scommettendo su energie rinnovabili e politiche attente alla sostenibilità. Programmi diametralmente opposti, di cui vale la pena provare a capire qualcosa di più.

Cambio di rotta

Nei 4 anni da inquilino della Casa Bianca, Trump ha letteralmente smantellato l’agenda sul clima di Barack Obama, che durante i suoi due mandati aveva cercato di far virare la produzione industriale americana verso pratiche più green, a protezione della salute della popolazione e dell’ambiente. 

Biden, che di Obama è stato vice presidente, ha impostato invece la propria campagna elettorale proprio sulla lotta al cambiamento climatico. Propone di ripartire da dove Obama ha lasciato, perché la sua idea di crescita e di rilancio economico si basa sulla corsa alla decarbonizzazione e sulla guerra ai combustibili fossili.

Trump

Un enorme piano green

Biden, nello specifico, ha promesso la bellezza di 2.000 miliardi di dollari in quattro anni a sostegno delle fonti rinnovabili con l’obiettivo a tendere di portare gli Stati Uniti ad essere al 100% indipendenti da petrolio e carbone.

Non solo. Biden ha anche detto di voler migliorare l’efficienza energetica di 4 milioni di edifici, di voler costruire 1,5 milioni di abitazioni ad alta efficienza energetica e di voler investire per potenziare il trasporto pubblico delle città con oltre 100.000 abitanti con mezzi a basso impatto ambientale.

Inoltre, Biden si è detto favorevole alla ricerca sulle nuove tecnologie per la produzione di energia nucleare che dovrebbero rendere i processi a zero emissioni, per quanto siano ancora tecnologie in gran parte da "scoprire" sul campo.

  • miglioramento efficienza energetica degli edifici
  • sostegno alla mobilità elettrica
  • passaggio a trasporto pubblico green nelle grandi città
  • ricerca sul nucleare di nuova generazione
Donald Trump e Joe Biden: la campagna elettorale passa anche per l'auto elettrica

Cambiamento climatico?

Quello sul nucleare è l’unico punto in comune tra Biden e Trump, perché per il resto l’attuale presidente degli Stati Uniti ha un approccio del tutto antitetico. Donald Trump, dopo aver sostituito il Clean Power Plan di Obama con un più “modesto” documento dal nome Affordable Clean Energy, ha affermato di voler sì ridurre l’inquinamento, ma senza smantellare l’industria del carbone e dei combustibili fossili.

Non solo, Trump, in più di un’occasione, si è detto scettico sul cambiamento climatico, mostrandosi in disaccordo con la comunità scientifica e negando di fatto una relazione tra emissioni di CO2 nell’atmosfera e innalzamento delle temperature. Il mese scorso si è rifiutato pubblicamente di riconoscere un legame tra il cambiamento climatico e i vastissimi incendi che hanno colpito tutto l’Ovest degli Stati Uniti.

Transizione in atto

Oltre gli annunci e le promesse, ci sono però dati concreti che vanno oltre il gioco delle parti. Riguardano la transizione energetica, che anche negli Stati Uniti sta prendendo piede, volenti o nolenti. Per quanto sin dal 2017 Trump abbia promesso a più riprese un sostegno al carbone, la sempre maggiore diffusione del gas naturale e la forte riduzione dei prezzi di solare ed eolico hanno reso infatti questa fonte sempre meno competitiva, portando ad una contrazione della relativa industria del 18% solo nell’ultimo anno.

Fonti rinnovabili: eolico e solare

Il dato indica che nelle rinnovabili si può trovare una concreta opportunità di crescita. Ma Trump sta dimostrando di preferire concentrarsi sulla "difesa" acritica della fetta di popolazione (e di elettorato?) che lavora in settori industriali tradizionali.

Per questo, ad esempio, è stato attivo nel proteggere le attività estrattive di petrolio e altri combustibili fossili e per questo ha addirittura avviato la procedura per far uscire gli Usa (secondo Paese al mondo per emissioni di CO2 dietro la Cina) dal trattato sul clima di Parigi del 2015.

E le auto?

In un intricato gioco di strategia, in cui anche Biden promette sostegno ai comparti industriali più inquinanti per accompagnarli senza shock verso politiche più green, la mobilità elettrica gioca un ruolo chiave per entrambi i candidati. E anche qui, le posizioni sono opposte, al di là delle dichiarazioni elettorali.

Emissioni auto

Trump, che in un recente confronto televisivo con l’avversario politico ha dichiarato di essere a sostegno delle auto a zero emissioni, ha in realtà dimostrato il contrario con 4 anni di presidenza con misure sempre meno restrittive (ha definito le norme eredità di Obama “industry killing”), culminate con un innalzamento dei limiti emissivi lo scorso marzo.

Anche se dopo appena un mese, ad aprile, Trump è tornato parzialmente sui propri passi mettendo a punto un piano per ridurre le emissioni inquinanti delle auto dell'1,5% all'anno da qui al 2026, le sue politiche sul tema sono ancora molto più lasche di quelle adottate da Obama durante il suo doppio mandato: prevedevano infatti una riduzione annua del 3,5% dal 2017 al 2021 e una riduzione annua del 5% dal 2022 al 2025.

Secondo alcuni studi, le politiche meno stringenti di Trump avrebbero permesso all'industria automobilistica americana di risparmiare 1 miliardo di dollari all'anno.

Ford Rouge Electric Vehicle Center

Biden l'auto elettrica

Biden ha un piano molto più ambizioso sul tema della mobilità elettrica. Prima di tutto vuole tornare alle restrizioni di Obama in tema di emissioni. Anzi, lo scorso giugno (ma non se ne è parlato nel dettaglio durante la campagna elettorale), ha appoggiato una proposta del partito Democratico per innalzare la riduzione annua delle emissioni al 6% fino al 2026. 

Ma andando oltre le percentuali, che potrebbero ancora subire aggiustamenti, la rotta del candidato democratico è precisa. Biden ha promesso 400 miliardi di dollari di investimenti pubblici per la eMobility. Saranno spesi in diversi campi, inclusa la ricerca sullo sviluppo di nuove tecnologie per le batterie (come in Europa) e il sostegno alla produzione di auto elettriche, con agevolazioni alle Case che si concentreranno proprio sulla realizzazione di modelli a basso impatto ambientale.

Stazione di ricarica rapida Gridserve

Tra infrastrutture e circolante

Biden ha promesso anche un programma federale per il rinnovo dei parchi circolanti pubblici con auto meno inquinanti e l’installazione di nuovi punti di ricarica per passare dagli attuali 87,600 a 500.000 punti di ricarica per auto elettriche. Inoltre, si è posto come obiettivo quello di avere solo autobus a zero emissioni prodotti negli USA entro il 2030.

Riguardo al sostegno all'acquisto di auto elettriche, infine, Biden vuole incoraggiare la transizione energetica attraverso il credito d'imposta. A differenza dell'ecobonus italiano, negli Usa si hanno benefici fiscali pari a 7.500 dollari se si compra un'auto elettrica. Ma attualmente sono erogati sulle prime 200.000 EV acquistate di ogni Casa e Tesla, ad esempio, ha superato quella soglia già a fine 2019, mentre GM lo ha fatto a fine marzo. L'idea del candidato democratico è di innalzare il limite a 600.000 vetture per brand, dando la precedenza alle auto prodotte negli Usa. 

Insomma, più di altre volte le presidenziali sembrano mettere i cittadini statunitensi di fronte a un bivio con posizioni ultra-polarizzate (e polarizzanti), che visto il peso degli States tutto ciò potrebbe avere riflessi in tutto il mondo.