Il boom delle vendite nel Vecchio Continente fa ben sperare, ma per salvare ambiente e industria ci sono dei passaggi obbligati da fare

Le vendite di auto elettriche e plug-in in Europa stanno crescendo a una velocità incredibile, tanto che nei primi 6 mesi del 2020 il Vecchio Continente ha superato la Cina per numero di immatricolazioni full electric e PHEV. Non accadeva dal 2015, quando però il mercato a batteria ancora non aveva nulla a che fare con quello di oggi.

Il motivo di questo sorpasso risiede essenzialmente nelle stringenti normative antinquinamento Ue, che i costruttori stanno faticando non poco a rispettare. Ma quando si parla di EV ci sono aspetti su cui la Cina ha ancora un vantaggio competitivo importante. E che ribaltando un paradigma che appartiene ormai al passato l’Europa farebbe bene a "copiare", per valorizzare un'industria che - non ce ne voglia nessuno - continua a rappresentare un'eccellenza mondiale.

Visione d’insieme

All’ombra della Grande Muraglia, dove si trova ancora il più grande mercato delle elettriche pure, sono avanti a livello di strategia generale, puntando anche molto sulla convenienza economica del viaggiare a zero emissioni, sulla pianificazione infrastrutturale centralizzata e sull’analisi dei dati per capire meglio le esigenze degli automobilisti.

Parlamento europeo

Come sottolinea una ricerca di Jato Dynamics, l’Europa, pur essendo vista come un unico grande mercato, risente di una politica per l'elettrificazione inevitabilmente frazionata.

Quello che serve ora quindi è una visione condivisa e misure di promozione diffuse a livello comunitario. Qualche passo in questa direzione ha iniziato a muoversi, ma bisogna essere consci che solo così si riuscirà ad accelerare la transizione energetica e a preservare un'industria fondamentale.

La chiave delle colonnine

Per andare su esempi concreti, in Cina è presente il 60% delle 862.118 colonnine di ricarica installate in tutto il mondo. La diffusione dell’infrastruttura, insieme agli incentivi statali, messi in campo da Pechino in tempi non sospetti, è uno dei fattori che più ha sostenuto il mercato delle elettriche nel Paese.

Ricarica, in Cina storica alleanza tra Case automobilistiche e il gestore dell'energia

Ionity, Enel X e altri player stanno lavorando su una rete europea che permetta di muoversi in elettrico con tranquillità anche al di fuori dei confini nazionali e l’Europa stessa ha promesso un maxi-fondo per arrivare ad avere un milione di punti di ricarica, ma la strada da percorrere in questo senso è ancora tanta

Rilanciare l'industria

Andando oltre le colonnine, e guardando di nuovo ad est, si nota come sempre in Cina si stia sviluppando un intero settore industriale che va dalla produzione di auto – anche di marchi stranieri – a quella delle batterie, il che permette di avere un sistema più competitivo ed efficiente. Lo dimostra ad esempio anche il recente taglio dei prezzi della Model 3 prodotta nella Gigafactory di Shangai.

Produzione Polestar 2 a Luqiao, Cina

L’Europa, anche da questo punto di vista, sta cercando di recuperare il terreno perduto, con una serie di iniziative che vanno dalla creazione della Battery Alliance Ue (replicata anche in Italia) alla nascita della European Raw Material Alliance per le materie prime critiche. Tutte attività di una straordinaria importanza geopolitica che vanno perseguite con un sempre maggiore coinvolgimento di tutti gli attori in campo.

Questione di alternative

C’è un’ultima questione per cui, secondo Jato Dynamics, la Cina ha ancora un vantaggio. Là i modelli a zero emissioni in vendita sono 138, in Europa sono 60 e negli USA, che in questo speciale confronto sono quelli messi peggio, non si va oltre quota 17.

È chiaro che più sono le possibilità di scelta e più sono gli acquirenti che si convincono a passare all’elettrico. In ogni caso, riallacciandosi al dato iniziale, nella prima metà del 2020 l’Europa ha battuto la Cina sui numeri ed è un trend che potrebbe proseguire anche grazie all'ondata di nuovi modelli elettrici in arrivo alle nostre latitudini. 

La partita è ancora tutta da giocare, ma non c'è un minuto da perdere. Per l'ambiente, certo, ma anche per salvare in modo lungimirante milioni di posti di lavoro.