Scatta la costituzione in mora per i livelli di PM 2,5 in diverse città della valle del Po (tra cui Venezia, Padova e aree vicino Milano)

L'Italia torna sotto il faro dell'Unione europea per il problema smog. E con questa sono tre: tre procedure di infrazione per il mancato rispetto dei limiti sulla qualità dell’aria. 

Se due anni fa l’infrazione riguardava i livelli di PM10 nell’aria e nel 2019 quelli di NOx, venerdì la Commissione, sempre più attenta alle tematiche ambientali, ha avviato una procedura di infrazione contro il nostro Paese (e la Croazia) per i livelli di PM 2,5. 

Situazione critica al nord

Secondo quanto riportato dall'esecutivo comunitario, l’Italia sfora dal 2015 i valori di PM 2,5 in diverse città del nord. In particolare, l'esecutivo Ue punta la lente su Venezia, Padova e alcune zone nei pressi di Milano, ma anche su altri agglomerati urbani disposti lungo la valle del Po.

Auto elettrica e diesel, inquinamento a confronto

Il nostro Paese in questi anni non avrebbe adottato contromisure efficaci per contenere questo sforamento nei tempi previsti, e per questo motivo la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora, primo passo della procedura d'infrazione. Lo stesso, lo ricordiamo, è avvenuto nei mesi scorsi anche per alcune questioni legate alle infrastrutture di ricarica per le auto elettriche.

Due mesi per rimediare

Ora l’Italia dispone di due mesi di tempo per rimediare alle carenze individuate dalla Commissione e per proporre azioni adeguate. Finora, del resto, secondo Bruxelles "le misure adottate per ridurre l'inquinamento atmosferico non sono sufficienti a mantenere il periodo di superamento il più breve possibile".

Se queste contromisure non saranno ritenute sufficienti, l’Italia potrebbe ricevere un parere motivato: la comunicazione che rappresenta il secondo passaggio della procedura, in cui l'esecutivo Ue spiega dettagliatamente in cosa si ritiene che il Paese violi la normativa comunitaria e richiede formalmente di conformarsi al diritto dell’Unione europea.