Minori volumi e maggiori profitti è la ricetta per il debutto della Mela tra le quattro ruote, con investimenti da 230 miliardi

L’auto elettrica Apple si farà: ormai è sicuro. I dubbi erano sulle reali intenzioni di portare a termine il lavoro del Project Titan, ma non sul tipo di auto che il colosso della Mela avrebbe messo sul mercato. Fino ad oggi, infatti, era condivisa la convinzione che si sarebbe trattato di una compatta.

Ora le carte in tavola cambiano di nuovo. A quanto pare, Apple starebbe pensando di esordire sul mercato delle auto con una vettura di grosse dimensioni e dall’impostazione premium. Qualcosa, insomma, che sia in grado di andare a competere con colossi come Tesla e Lucid (restando in tema di brand esclusivamente a zero emissioni) ma anche BMW e Mercedes. La mossa, secondo le stime di Automotive News Europe, necessiterebbe di un investimento di 230 miliardi di dollari ma sarebbe l’unica possibile per evitare il flop. Vediamo perché.

Una questione di margini

Prima di tutto, costruire un’auto di lusso offre maggiori margini di guadagno. Lo ha insegnato Elon Musk, che ha iniziato dall’ammiraglia Model S, alla quale ha affiancato la Model X, e che sta lentamente scendendo verso segmenti di mercato meno esclusivi con Model 3, Model Y e, in futuro, con la prossima “baby-Tesla”.

Apple Car

Restando sul confronto con Tesla, il margine di guadagno su una Model 3 si aggira intorno al 30%. Apple, con l’iPhone arriva esattamente al doppio: fa pagare il melafonino il 60% in più di quanto non spenda per realizzarlo. Si mantiene su queste percentuali anche per buona parte degli altri prodotti. 

Insomma, anche limando sui costi della batteria e mettendo in piedi una catena super efficiente, Apple si scontrerebbe con un business model con il quale non ha avuto spesso a che fare. Con rischi altissimi. Meglio quindi puntare su un’auto più grande ed esclusiva, che garantisca guadagni percentuali maggiori.

 La difficoltà di fare volumi

Un secondo motivo per cui Apple farebbe meglio a puntare su un modello top di gamma sta nei numeri di produzione. Per costruire un’auto dalla grande diffusione si deve mettere in piedi un meccanismo ben rodato in cui partecipano numerose aziende di componentistica.

Rendering di Apple Car di Motor1

Considerando i tanti accordi e le numerose partnership che molte aziende dell’indotto hanno già siglato con i costruttori storici, Volkswagen in primis, sembra quindi meno rischioso puntare su volumi più contenuti e sulla ricerca di un’esclusività che da sempre ha premiato l’azienda fondata da Steve Jobs.

I possibili partner

Per questi motivi, è probabile che la prima Apple Car della storia non sia una compatta “superstylish” ma che assuma le sembianze di un’ammiraglia o di un SUV di grosse dimensioni. Di certo Apple si affiderà ad un’azienda esterna per produrla.

Tre sono le collaborazioni più probabili al momento. Quella con Magna, con la quale ha già lavorato in passato; quella con Foxconn, che da fornitore di componenti elettronici (anche per la stessa Apple) sta virando verso l’automotive e che ha un accordo con FCA; o quella con Hyundai, con la quale è stato ammesso siano intercorsi colloqui preliminari.