Tesla sempre più made in Italy: arrivano nuove Giga Press di Idra
Avvistate ancora imballate alla Gigafactory di Austin, in Texas, serviranno per produrre Model Y e Cybertruck?
L’alleanza tra Tesla e le Giga press della bresciana Idra continua a dare buoni frutti. Così buoni che la Casa californiana non smette di allargare la propria scorta di enormi “stampanti” per auto. È di ieri l’ultimo ordine arrivato dall’Italia con destinazione Texas.
Come riportano i fan di “Austin Tesla Club” su Twitter, diversi scatoloni con inciso il marchio della società lombarda hanno appena fatto la propria apparizione nella Gigafactory americana di Elon Musk e soci per aumentare la capacità produttiva dello stabilimento.
Ponte Italia-America a Ferragosto
“Domenica impegnativa alla Giga Texas di Tesla per prepararsi a un lunedì ancora più impegnativo. Amo l’aspetto di questi grossi pacchi arrivati dall’Italia”, riporta un primo tweet. “Qui Tesla Giga Texas oggi (ieri, ndr)! Tesla significa amore”, continua invece il secondo post, con tanto di foto allegate.
Le nuove arrivate darebbero una mano alla Casa californiana nella realizzazione delle Model Y che, stando agli ultimi rapporti, sarebbero entrate nella fase della produzione di prova nello stabilimento texano. Ma proprio perché le linee di assemblaggio per il SUV medio dovrebbero essere già organizzate, c’è la possibilità che gli scatoloni non contengano i pezzi delle presse più “piccole”, da circa 6.000 tonnellate, usate appunto per la Model Y. Si può invece pensare che le nuove arrivate siano le Giga press da 8.000 tonnellate.
Il Cybertruck aspetta
Queste, più pesanti, servono per costruire il Cybertruck. In pratica, Tesla starebbe ultimando le operazioni per arrivare alla messa in strada del particolarissimo pick-up elettrico. Quando succederà? Secondo le ultime indicazioni, all’inizio del prossimo anno.
Le Giga press sono state avvistate in tutti gli stabilimenti di Elon Musk e sono state viste in funzione in più di un’occasione. Consentono di realizzare la scocca della Model Y in un solo pezzo da circa 130 chilogrammi, invece di impiegare 70 diversi componenti. Si tratta di un piccolo successo made in Italy che pare stia facendo scuola e attirando l’interesse di diversi fornitori, compreso quello di NIO.
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