Quasi 7 italiani su 10 vorrebbero un'auto elettrica o ibrida
Secondo l'ultimo report di Deloitte il 69% guarda alle auto elettrificate. L'appello di Motus-E: "Ecco perché servono gli incentivi"
“Agli italiani piace l’auto elettrica”. È così che Francesco Naso, segretario generale dell’associazione Motus-E, commenta i risultati dell’annuale sondaggio svolto da Deloitte, che ha intervistato 26.000 automobilisti in 25 Paesi tra settembre e ottobre 2021.
Fra i 1.003 che hanno partecipato, “ben il 69% dei nostri connazionali pensa a un’auto ibrida o elettrica pura per il proprio futuro”. E questa, aggiunge Naso è “una percentuale tra le più alte a livello mondiale”.
Ripristinare l’ecobonus auto
Più nel dettaglio, l’ultimo “Global Automotive Consumer Study” di Deloitte dimostra che gli italiani sono tra i più sensibili sul tema mobilità sostenibile: il 69% è infatti tra i dati più alti in tutto il mondo, nonostante il calo di 2 punti rispetto al 71% registrato fra le persone intervistate nel 2020.
- Italia: 69%
- Corea del Sud: 63%
- Giappone: 61%
- Germania: 51%
- Cina e India: 42%
- Sudest asiatico: 34%
- Stati Uniti: 31%
“Il dato di Deloitte – aggiunge Naso – trova conferma anche nell’aumento, pari al 128,34%, delle immatricolazioni delle auto con la spina nell’anno appena chiuso. Un risultato da record per il nostro Paese – sottolinea il segretario di Motus-E – spinto anche dall’ecobonus”.
Da qui l’appello alla politica per rimediare all’assenza di aiuti al settore automotive in legge di Bilancio: “L’assenza di nuovi incentivi, a supporto del mercato e della filiera industriale, speriamo venga rivista quanto prima dal Governo dato l’importante interesse degli italiani e il serio rischio di non riuscire a replicare le immatricolazioni di veicoli elettrici del 2021”.
Fare di più per il Tpl
Un dato invece negativo risultato dal sondaggio dice che in Italia si continua a utilizzare troppo l’auto e poco il trasporto pubblico locale: i numeri parlano di un 70% delle preferenze per i veicoli privati contro un 30% del Tpl.
Fonte: Deloitte
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