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La Cina frena sugli incentivi e le auto ecologiche rallentano subito

Le immatricolazioni dei veicoli elettrificati scivolano del 18,6% a gennaio per effetto del taglio del 30% delle agevolazioni

Wuling in carica

Riccardo Ciriaco Riccardo Ciriaco

Di: Riccardo Ciriaco

18 feb 2022 alle 12:17

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Sono ore calde in Italia per gli incentivi auto, al centro del Consiglio dei ministri di oggi. E proprio mentre da noi si lavora al ripristino dell'ecobonus, arrivano dati dalla Cina che confermano l’importanza di aiutare ancora in questa fase gli automobilisti per passare alla mobilità elettrica.

I numeri sono quelli sulle vendite di gennaio e li ha pubblicati la China Association of Automobile Manufacturers (CAAM), che parla di un calo delle immatricolazioni mese su mese del 18,6% per i cosiddetti New Energy Vehicles (i NEV, acronimo con cui si indica in Cina l’insieme di veicoli full electric, ibridi plug-in e a idrogeno). Il motivo principale? La frenata degli incentivi.

Corsa ai saldi

Erano state 518.000 le immatricolazioni di dicembre 2021 (+159,5% rispetto allo stesso periodo del 2020), diminuite a 431.000 il mese scorso. A spingere il boom di fine anno e rallentare la crescita a inizio 2022 è la decisione di Pechino di tagliare gli incentivi del 30%, per cancellarli completamente nel 2023.

Lexus Electric Debuts in China

Gli automobilisti si sono quindi precipitati per sfruttare al massimo le agevolazioni fino a quando hanno potuto, per fermarsi ora che non hanno più tutto lo sconto a disposizione. Lo ha spiegato chiaramente anche Cui Dongshu, segretario generale di un altro ente auto del Dragone: la China Passenger Car Association (CPCA).

Luci e ombre

Di positivo c’è però che le consegne di NEV hanno registrato un aumento del 135,8% anno su anno, quindi rispetto a gennaio del 2021. In generale, dopo 8 mesi in calo, è andato benino tutto il mercato auto all’ombra della Grande Muraglia, con una crescita annua dello 0,9% e 2,53 milioni di veicoli venduti, grazie a una timida ripresa dalla pandemia e dalla crisi dei chip.

Insomma, notizie in chiaroscuro, i cui effetti andranno analizzati nel lungo periodo. Di certo, per ora, ci sono solo due cose. La prima è che non può essere positivo un freno alla sostenibilità in un Paese fondamentale alla decarbonizzazione e che rappresenta il principale mercato auto al mondo. La seconda è che Palazzo Chigi deve fare qualcosa per sostenere un settore duramente colpito dal Covid.

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Fonte: Reuters

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