C’è sempre più Cina nel futuro di Tesla. La Casa americana, infatti vuole costruire una seconda fabbrica a Shanghai, vicino alla Gigafactory esistente. E il bello è che vorrebbe iniziare i lavori già il prossimo mese. L’obiettivo è di arrivare a raddoppiare la produzione nel Paese, intensificando le immatricolazioni in loco ma anche le esportazioni.

Nel mentre, però, anche la Gigafactory Shanghai già in funzione dovrebbe ampliarsi e, secondo quanto riportato dalla Reuters, Elon Musk e soci vorrebbero arrivare presto a produrre 2 milioni di vetture all’anno solo con le due fabbriche cinesi.

La corsa alla Cina

In questo modo, Tesla potrebbe arrivare a volumi produttivi pari a quelli dei marchi più affermati presenti nella terra del Dragone. Per capirci, Toyota in Cina nel 2021 ha prodotto 1,6 milioni di auto, General Motors, insieme a SAIC, è arrivata a 1,4 milioni. Volkswagen, che pure ha mire espansionistiche in Cina, vorrebbe arrivare a produrre un milione di auto elettriche all'ombra della Grande Muraglia entro il 2023.

Per lo stesso periodo Tesla potrebbe avere già la seconda fabbrica in funzione, visto che la Gigafactory Shanghai ha avviato la produzione (Model 3 e Model Y) addirittura un anno dopo la posa della prima pietra.

Tesla Gigafactory 3 (Source: Jason Yang)
Un'immagine della Gigafactory Shanghai in costruzione nel 2019

Un problema di risorse

Di fronte a un ruolino di marcia così ambizioso, il nodo principale per Tesla potrebbe essere rappresentato dalla scarsità di risorse (chip in primis) che sta affliggendo l’industria automobilistica mondiale.

Le mosse dei vertici della Casa per arginare il problema comunque non mancano, tanto che si pensa di innalzare la produzione dell’attuale Gigafactory Shanghai a 22.000 vetture a settimana entro pochi mesi. Si tratta di un volume che, su base annua, porterebbe alla costruzione di 1,1 milione di auto: più del doppio della capacità iniziale.

Oltre a espandere l’impianto esistente, la maggiore capacità produttiva della prima fabbrica cinese di Tesla sarà ottenuta allungando l'orario di attività dello stabilimento. Si tratta di misure necessarie, dettate da una parte dalla crescente domanda a livello globale e, dall’altra, dai ritardi della Gigafactory Berlino, che avrebbe dovuto avviare la produzione nel 2021 e che è ancora ferma al palo, con evidenti disequilibri di distribuzione sui mercati del Vecchio Continente.